Vedere la vita come nuda

 

È un periodo complesso, in cui leggo e scrivo e i libri si stratificano in casa su ogni superficie possibile. Leggo un po’ qui un po’ lì. Ho letto qualcosa di Beppe Fenoglio, ed era la prima volta. Non è un autore che avrei preso in mano se non mi fosse stato consigliato. Anzi, sono stata “invitata” a leggerlo, cosa che per una come me che da sempre rivendica l’autonomia anche nello scegliere i libri equivale quasi a essere costretta, e a fare atto di fiducia. Ma andava letto. 

C’è una vita nei libri che va molto oltre quel che leggiamo, una vita che non cogliamo se qualcuno non ci accompagna a conoscerla. Io sono stata accompagnata a conoscere la scrittura di Fenoglio da uno scrittore, Davide Longo, che davvero, anche lui, è da leggere. 

Ma torniamo a Beppe Fenoglio e alla sua scrittura; importa poco se un libro o un altro (quello che ho letto io è “I ventitré giorni della città di Alba”), quel che nella scrittura di Fenoglio c’è di importante e fondamentale, e che potremmo mutuare nella nostra vita e ci farebbe bene se lo facessimo, è il punto di vista

In una narrazione il punto di vista è nella voce che racconta quella storia, la voce che ci mostra il mondo visto da quella prospettiva. Per questo motivo si continua a scrivere, e si continuerà a scrivere: perché ciò che conta davvero in una narrazione è la prospettiva unica dalla quale viene osservato, e quindi raccontato, il mondo.

Fenoglio ha un punto di vista che smarca, e che può essere difficile condividere. È difficile se si è schierati, ad esempio. Se si posseggono verità da proteggere. Se non si ammettono visioni altre su quello che è un modo consolidato di interpretare la realtà. 

Fenoglio guarda la realtà con la capacità enorme che ha un bambino di nove anni, la capacità di quello che possiamo assimilare all’essere reale di Revault, la capacità di vedere la realtà per quella che è, vederla nuda, raccontarla nuda

Non è semplice vedere la realtà nuda, ancor meno semplice mostrarla nuda: è necessario mettere da parte il bisogno di approvazione e di sentire che il nostro pensiero venga accolto; è necessario sapere che gli altri possono non essere d’accordo, che potremmo rimanere soli ed essere percepiti come diversi e, quindi, pericolosi.  

Mostrare le cose come nude, percepire le cose come nude. Questo ho imparato dal mio leggere Fenoglio e da come di Fenoglio (e di tanto altro) raccontava Davide Longo. Mi serve nel mio lavoro di scrittura. Mi serve, e so che serve anche a te, nell’approcciare la vita e condurla, giorno dopo giorno

Perché se sappiamo guardare la nostra vita come nuda, se sappiamo guardarla con l’immediatezza e la verità del bambino che vede che l’imperatore non ha niente addosso, e lo ammette e lo dice, senza paura, senza esitazione, allora abbiamo in mano il modo per vivere nel miglior modo possibile: vivere nella verità, nella nostra verità


Può essere una sfida, richiede di renderci consapevoli di quali siano le ferite che ci portiamo dentro e quali giustificazioni ci siamo dati e su quale divano ci siamo messi comodi per tenere la vita, così come la conosciamo, sicura e al caldo. 

Può essere, anzi è, una liberazione.  



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