TEMI PROPOSTI DA VOI AL 20 FEBBRAIO

Gli incontri impossibili.

Le piazze, i viali e i vicoli dei passi ritrovati

Il diritto alla sanità.

Il diritto al voto.

Il diritto allo studio.

Emigrazione.

Le memorie di un vecchio sipario.

L’ascensore racconta.

Gioie e dolori della porta del reparto di Ostetricia.

Appunti di una scialitica.  (lampada scialitica, quella della sala operatoria)

Diario di viaggio di uno zaino.

Un radiotelescopio è in ascolto.

L’abbandono.

L’accoglienza.

Il sostegno.

Il club degli oggetti.

L’armadio dei vestiti andati.

Nella vita, le cose capitano. Di solito, quando meno te lo aspetti.

 

 

 

Lezione del 13/02/24

Perché è importante il tema di ciò che scriviamo?

Leggiamo storie per diversi motivi: per piacere, per evadere, per essere intrattenuti, per trovare noi stessi e ricercare la verità. Quando leggiamo un romanzo è come se accendessimo un riflettore su un particolare aspetto della nostra esistenza, lasciando tutto il resto nell’oscurità.  Per chi scrive questo cono di luce può essere direzionato al meglio avendo chiaro il tema dell’opera.

Il tema di un racconto o di un romanzo non è l’idea, né la trama. Potremmo definire l’idea come il germoglio iniziale, e il tema come il tessuto linfatico che attraversa la pianta: un elemento unificante che tiene unita la storia, creando coesione.

Il tema rappresenta il sentiero che vuoi tracciare, quello che vuoi condividere con gli altri.

Il tema, in altre parole, corrisponde a capire di cosa parla, davvero, ciò di cui scrivi.

Possiamo leggere di un pescecane che mangia un bambino, ma in realtà stiamo assistendo a una metafora della malvagità umana. Capire il tema della storia aiuta a capire cosa è importante e cosa può essere lasciato fuori.

La trama è il tema in movimento

Il tema non è una spiegazione critica o accademica di un argomento, e non è la morale della storia, né il messaggio (in generale non si dovrebbero dare messaggi in un testo narrativo). Chi scrive non ha il compito di proporre soluzioni a problemi, ma semplicemente parlarne, porsi delle domande.

Il tema – quello che McKee chiama idea di controllo – è una mappa, una bussola, un sistema di guida interno che ti aiuta nelle tue scelte (la tua storia, se ci pensi bene, è il risultato di tutto quello che hai deciso di scrivere ma anche di non scrivere e di come scriverlo o non scriverlo).

La cosa peggiore che possa accadere è che un lettore, dopo aver letto una nostra pagina, dica: Scritta bene, per carità eh, ma qual era il punto? Cosa volevi dirmi?

La piattezza di una storia può indicare la mancanza di consapevolezza del tema da parte di chi scrive.

Se la tua storia sbanda da tutte le parti e sembra un elenco di fatti, senza svelare alcun rapporto di causa-effetto, forse c’è un problema sul tema.

È importante avere idea del tema, ma attenzione a non iniziare a scrivere rendendolo subito esplicito, altrimenti diventiamo troppo didascalici, ovvi e noiosi. In questo modo, anziché raccontare una storia, tenteremo di spiegare, istruire.

Dobbiamo invece lasciare libero il lettore di interpretare il tema senza forzarlo troppo; dobbiamo insinuare il tema nella sua coscienza.

Presta attenzione, inoltre, ad evitare temi vaghi e stereotipati.

Il tema ci dà l’opportunità di permettere alle nostre passioni, opinioni e visione del mondo di emergere dalle azioni dei vostri personaggi.

Il tema va utilizzato come una guida, senza farti però ingabbiare troppo: rischieresti di ostacolare la tua immaginazione.

Per la scrittura dei nostri brani per il Radiodramma proponi un tema che debba essere evocativo.

Definire il tema comune serve ad avere un terreno di lavoro condiviso, sul quale poi ognuno potrà scrivere a partire dai propri significati profondi.

Il tema proposto può fare riferimento ad un oggetto caro, a un argomento cui si tiene, a qualunque fatto o esperienza che abbia per te un significato.

Alcuni possibili temi

La mia anima di notte

Il club degli oggetti viventi

L’armadio degli abiti andati

Porte che si aprono, porte che si chiudono

 

 

9a lezione – Modi per scrivere il mondo esterno – 23/1/24

Incipit che prevede un flashback:

  • Non lo avrei detto, avessi saputo che…

Incipit che prevede un flashforward:

  • Si fermò a osservare il fiume che scorreva, e il mondo intorno scomparve: vide la sua vita, come sarebbe stata da qual momento il poi…

 

 

8a lezione – Scrivere il mondo interno – 16/1/24

Questa volta vi lascio esercizi per lavorare, così come fatto a lezione, sul vostro mondo interno. Cinque incipit, per esercitarvi sulla scrittura libera:

  1. Mi sbagliavo…
  2. Faceva così freddo…
  3. Ero in treno…
  4. Non me l’aspettavo…
  5. Avrei voluto farlo…

e un esercizio più complesso, come l’esercizio che abbiamo fatto a partire dalla visualizzazione. Per fare questo esercizio al meglio, leggilo e registralo, poi ascoltalo a occhi chiusi, quindi inizia a scrivere. Scrivi finchè non senti che c’è ancora materiale da tirare fuori.

 

Sliding door

Ripercorri la tua storia di vita, e vai a trovare un nodo, una sliding door, una porta che si è aperta su una strada, ma avrebbe potuto essere un’altra. Ce ne saranno di sicuro tanti, ma adesso quel che ti chiedo è di isolarne soltanto uno. Può essere una scelta sbagliata, una relazione finita, un’incomprensione, un’opportunità non colta, una perdita. Quel che ti chiedo è ti identificare un nodo, e scrivere l’alternativa. Scrivi cosa avrebbe potuto essere se… Ricostruisci il pezzo di vita che è iniziato da quella sliding door, quello che non è stato e avrebbe potuto essere.

 

7a lezione – Scrivere i sensi – 9/1/24

Imparare a descrivere è fondamentale perché solo grazie alle descrizioni tu puoi portare i tuoi lettori dentro le tue storie, crearne l’ambientazione, definire la fisionomia e il carattere dei tuoi personaggi, svelare i loro sentimenti e pensieri.

Per imparare a descrivere, o per migliorare le tue descrizioni, devi ripartire dalla tua capacità di osservazione.

Saper descrivere significa saper scegliere i dettagli giusti

Inserire descrizioni nei tuoi testi non significa scrivere elenchi minuziosi di dettagli e di aggettivi. A volte bastano pochi accenni per rendere un’atmosfera, per far capire dove ci si trova o come si sta comportando un personaggio.

Descrivere non significa quindi elencare, ma disseminare il testo di tanti piccoli dettagli, come le briciole di Pollicino, che il lettore possa cogliere e riunire poi nella sua mente in un quadro unitario.

affinché il lettore veda nella sua testa qualcosa, questo qualcosa deve prima essere ben chiaro in ogni dettaglio nella tua, di testa!

Solo se hai ben chiaro in testa il quadro completo, puoi dare al lettore i dettagli giusti affinché anche lui possa ricrearsi la scena nella propria mente.

Solo se conosci tutto il quadro puoi decidere quali dettagli raccontare al lettore.

 Pensa dunque alle tue descrizioni come a fotografie immaginarie che all’inizio hai davanti agli occhi solo tu, ma che poi, attraverso le tue parole, devono rivivere anche davanti agli occhi dei lettori.

 Saper descrivere significa saper osservare

Per realizzare queste fotografie immaginarie nella tua testa – meglio ancora per iscritto in apposite schede di lavoro – devi risvegliare la tua capacità di osservazione.

Per risolvere questo problema bisogna lavorare:

  • sulla capacità di osservazione
  • sul bagaglio lessicale

La nostra capacità di osservazione può dunque essere ri-svegliata e ri-educata.

Come?

Con due esercizi paralleli:

1) esercizi di lettura mirata di testi o brani descrittivi

2) esercizi di osservazione consapevole

 Lo scopo degli esercizi di osservazione consapevole è quello di risvegliare i tuoi sensi, che sono le tue finestre sul mondo, i canali attraverso i quali registri le tue percezioni.

Imparare a osservare oggetti, persone e situazioni utilizzando tutti i 5 sensi è utile per scrivere poi descrizioni più ricche.

Non tutto quello che osservi e che noti poi sarà inserito esplicitamente nei tuoi testi, ma solo imparando a osservare nel dettaglio sarai poi in grado di selezionare i dettagli giusti da inserire nelle tue storie.

Prima devi fare un lavoro di raccolta, poi farai quello di selezione.

 

Esercizio: Derivare i sensi

Cerca su Google un altro dipinto di Veermer, Ragazza che legge una lettera. Osserva il dipinto. Immagina di essere quella ragazza, sei in quella stanza, davanti quella finestra aperta, e stai leggendo. Adesso però lascia per un attimo la lettura, concentrati sui sensi, anzi utilizza i sensi della ragazza. Che stagione è? Com’è la temperatura? Ci sono rumori? Quali? Cosa senti con le dita? Se alzi gli occhi dalla lettera, cosa vedi? E ci sono odori, o profumi?

Sei quella ragazza, racconta tutte quello che i tuoi sensi percepiscono.

 

 

6a lezione – Mostra, non raccontare – 12/12/23

“Uno dei punti cardinali del buon raccontare è non raccontare mai una cosa quando la si può invece mostrare.”[1]

 

Mostrare significa fornire al lettore dei concetti: dialoghi, situazioni, descrizioni che siano per lui come delle istantanee e stimolino tutti e cinque i suoi sensi, anche quelli che normalmente non vengono impegnati nel corso della lettura.

 

Al contrario, raccontare significa riportare al proprio pubblico un fatto senza sprecare ulteriori parole nel descriverlo né tentare di stimolare l’attenzione dei lettori.

 

Il raccontato è noioso: non coinvolge e non diverte il lettore. Se una riga di descrizione “detta” vi sembra soporifera, immaginate come deve essere leggere 500 pagine di resoconto.

 

Mostrare una situazione, invece, coinvolge il lettore e lo fa sentire parte attiva della storia. Il mostrato rimane impresso perché regala, come abbiamo già detto, delle immagini chiare, quasi fotografiche, di quanto sta accadendo e permettono al lettore di farsi una sua idea attingendo al proprio repertorio di immagini e alle proprie conoscenze.

 

“Il più vecchio motto sulla scrittura è Non raccontare, mostra. In termini di caratterizzazione significa che, invece di raccontare come sono i personaggi, (“Era malvagio”), bisogna rivelarli attraverso le loro azioni (“Prendeva a calci il suo cane tutte le mattine”). (…)

 

Raccontare è come sentire parlare di qualcuno; mostrare è come incontrare qualcuno.”[2]

 

Se raccontiamo al lettore quali sono le emozioni del personaggio, gli diamo una lettura nostra, cioè non gli permettiamo di fare sua quella scena e di attribuire le sue emozioni al personaggio.

 

Nell’applicare la regola “mostra, non raccontare”, chi scrive fa molto più che raccontare al lettore qualcosa su un personaggio; egli svela il personaggio attraverso ciò che questi dice e fa.

 

Il mostrare può essere ottenuto in diversi modi:

  1. scrivendo scene;
  2. descrivendo le azioni dei personaggi;
  3. rivelando il personaggio attraverso il dialogo;
  4. utilizzando i cinque sensi quando ciò è possibile.

 

 

Esercizi (i primi due svolti in classe)

  1. Lei è ansiosa.
  2. Quella persona è frivola e superficiale.
  3. Non vede l’ora.
  4. Odiava sedersi a tavola.
  5. Ama studiare.
  6. Ha paura.

[1] S. King, On writing, p. 180

[2] Levin, p. 14

 

 

Libri consigliati 5a lezione

 

  1. Metzger Deena, Scrivere per crescere, Astrolabio, Roma, 1994
  2. Vogler Chris, Il viaggio dell’eroe, Dino Audino, Roma, 1999

 

 

Appunti 5a lezione

 

Il viaggio dell’Eroe

 

Il viaggio dell’eroe è una struttura narrativa molto utilizzata nell’ambito della scrittura creativa, che trova la sua teorizzazione principale nel saggio Il viaggio dell’Eroe (Dino Audino Editore, traduzione di Jusi Loreti) dello sceneggiatore hollywoodiano Christopher Vogler.

 

Il viaggio dell’eroe è infatti un modello rintracciabile principalmente nel cinema di origine statunitense, ma una volta compreso è facile individuarne gli elementi principali in gran parte delle narrazioni più apprezzate e conosciute, a partire dalla mitologia, passando per Shakespeare fino a giungere alle saghe dei fumetti contemporanei.

 

Vogler stesso nel suo libro consiglia la lettura di L’eroe dai mille volti (Lindau, traduzione di Franca Piazza) di Joseph Campbell, grande studioso dei miti, testo al quale si è largamente ispirato nel delineare le sue teorie. Campbell infatti grazie ai suoi studi approfonditi ha potuto notare che nei miti fondativi di culture lontane e diverse fra loro si potevano rintracciare le stesse strutture narrative, probabilmente la fonte del loro carattere di universalità.

 

Come tutti i principi che regolano la narrativa, anche il viaggio dell’eroe di Vogler è un utile modello da cui prendere spunto per capire la necessità di ragionare sulla struttura e sul senso delle storie durante la scrittura, senza lasciarsi trasportare unicamente dalla propria fantasia. Ma se da un lato è importante che la storia sia sorretta da un struttura, dall’altro non bisogna ossessionarsi sull’aderenza a un modello, perché sono proprio gli elementi di originalità a fare la differenza in un mondo ormai dominato da molteplici forme di intrattenimento.

 

 

Viaggio dell’eroe: lo schema

Veniamo quindi a capire in cosa consiste nello specifico il viaggio dell’eroe; nell’esaminare questo modello potrebbe essere utile tenere a mente l’intreccio di un film fantasy o d’avventura che si conosce bene, oppure quello di un mito classico: sebbene il viaggio dell’eroe si possa rintracciare anche in forme narrative come romanzi, serie tv, articoli e podcast, e in generi come commedie d’amore, thriller e film d’azione, in questi primi esempi è riconoscibile facilmente anche a un occhio meno allenato.

Secondo questo schema infatti ogni storia può essere interpretata come un viaggio compiuto dal protagonista, in particolare un viaggio interiore che lo porta a crescere e cambiare durante l’arco narrativo. Nei miti e nelle storie d’avventura questo viaggio coincide spesso con un viaggio “fisico”, in un’altra terra o in un’altra realtà, e per questo è più facile individuarlo. La libertà conferita dalle atmosfere fantasy inoltre consente di comprendere meglio il ruolo degli archetipi principali in una struttura narrativa basata sul viaggio dell’eroe.

 

 

Il viaggio dell’eroe: le 12 fasi

Il viaggio dell’eroe si può immaginare come una struttura più specifica da applicare alla classica struttura in tre atti specificandone più nel dettaglio i passaggi. Si compone si dodici punti:

  1. Il mondo ordinario. Qui viene presentato il protagonista nella sua realtà: non c’è modo migliore di comprendere un personaggio (e ciò di cui va alla ricerca) se non vederlo vivere nel suo ambiente.
  2. La chiamata all’avventura. Si tratta di un problema, una sfida o un’avventura che viene proposta al protagonista, che stravolge l’equilibrio del suo mondo ordinario e che ne chiarisce meglio l’obiettivo finale.
  3. Il rifiuto della chiamata. La prima reazione del protagonista è il rifiuto ad accettare la sfida, che rappresenta anche la sua mancanza di volontà a mettersi in gioco (ragion per cui la chiamata arriva dall’esterno).
  4. L’incontro con il mentore. Interviene quindi una figura tendenzialmente amica che prende il nome di mentore, fondamentale nel far cambiare idea al protagonista e nel prepararlo ad affrontare la sfida.
  5. Il superamento della prima soglia. A questo punto il protagonista ha accettato il percorso che gli si pone di fronte, ed è pronto ad affrontare la responsabilità e le conseguenze dell’accettazione della prova. Solitamente a questo punto ci troviamo nel secondo atto, oltre che nel mondo “straordinario”.
  6. Prove, alleati, nemici. In questa fase il protagonista si fa un’idea più chiara del ruolo che hanno i personaggi che lo circondano. In una tipologia di storia in cui è chiara la divisione tra “bene” e “male” in questa fase prendono forma più chiaramente le “squadre” che si combatteranno d’ora in poi. Ma questo momento non manca anche in altre tipologie di storie: basti pensare a personaggi a favore o contrari alla relazione del protagonista in una commedia romantica.
  7. Avvicinamento alla caverna più profonda. Qui il protagonista si avvicina all’oggetto (fisico o metaforico), della sua ricerca, che di norma si trova nella “tana” del nemico. Per farlo, pianifica una strategia con i suoi alleati.
  8. Prova centrale. Veniamo al primo scontro importante, da cui il protagonista esce perdente. Dopo questa sconfitta il protagonista può però rinascere più forte, e l’intoppo nel suo piano lo renderà più umano agli occhi dello spettatore, che si identificherà con lui più facilmente.
  9. Ricompensa. La sconfitta porta anche dei benefici al protagonista: potrebbe per esempio ricevere in dono dal mentore uno strumento utile a vincere la battaglia finale, o semplicemente acquisire conoscenze che più in là si riveleranno fondamentali.
  10. Via del ritorno. Passiamo quindi al terzo atto: il protagonista sente la mancanza del mondo ordinario, o comunque il desiderio di riuscire a ottenere una situazione in cui l’ordine venga ristabilito. La sfida finale assume quindi i tratti dell’inevitabilità.
  11. Resurrezione. In questa fase, il protagonista dimostra di essere cambiato, e affronta in modo metaforico una morte e una rinascita (in alcuni casi questo momento coincide con una quasi-morte anche dal punto di vista fisico, dal quale il personaggio però riesce a riprendersi).
  12. Ritorno con l’elisir. Il personaggio principale torna finalmente al mondo ordinario, portando però con sé un simbolo della sfida affrontata: si tratta spesso di una lezione imparata, che può anche essere incarnata da un oggetto. Si tratta in ogni caso della ricompensa per la sfida intrapresa.

Vogler stesso sottolinea come l’ordine e la composizione di queste 12 fasi non vadano intesi troppo rigidamente: possono essere soggette a delle variazioni, oppure in alcuni casi essere eliminate del tutto.

 

Esercizi 5a lezione

Il diario come dialogo con il sé (da Metzger)

Immagina che la tua vita quotidiana si svolga in un paese straniero. Portati dietro un diario dovunque vai e scrivici ogni volta che puoi: quando ti alzi e quando vai a dormire, durante la coda al supermercato, quando aspetti il bus o la metro, al ristorante e così via. Scrivi qualunque cosa: brandelli di conversazioni, osservazioni, cose che ti interessano, sogni, progetti, versi di poesia, lettere, titoli di giornale. Registra tutto quel che capita, senza giudicarne l’appropriatezza o il significato.

Quando questo ti è divenuto facile, amplia il diario aggiungendo reazioni emotive e osservazioni. Entra in dialogo con le cose che hai visto e udito.

Come passo seguente, prova a usare il pensiero quando scrivi, registrando le idee ed esplorandole.

Infine, considera il diario un posto dove non solo annotare, ma esplorare e sviluppare spunti narrativi e frammenti di poesia.

Se uno immagina che la sua vita quotidiana si svolga in un paese straniero sarà, come accade a chi viaggia, estremamente attento a ogni dettaglio, curioso di capire tutto, entusiasta dell’esperienza, quale essa sia.

Alla fine del “viaggio” potrai riconsiderare quello che hai scritto per scoprire cosa hai visto, cosa ti ha affascinato o ossessionato, e che cosa vuoi farne, sempre che tu voglia farne qualcosa.

 

Esercizi 4a lezione

Eccomi con alcuni esercizi per recuperare la memoria; vi riporto qui gli esercizi fatti a lezione, nel caso vogliate riprovarli:

 

  • Trovare ricordi: esercizi
    • 5 cose di oggi: Scegli cinque “cose” (oggetti, eventi, persone)  che oggi sono nella tua vita. Associa ad ogni “cosa” un evento del passato. Scegli una coppia (“cosa” e evento) e scrivi, parti da oggi, vai indietro nel tempo, poi torna nel presente.
    • Capi di abbigliamento: gonna a pieghe, guanti, sottoveste, calze da notte, gilet, maglione da neve, pantaloni. Scegli uno di questi capi che ti evoca un ricordo, e scrivi di quel ricordo.

 

E’ bene anche che ti abitui e ti alleni a fare emergere e scrivere della memoria che ti coinovolge pienamente a partire dalle emozioni. Eccoti cinque incipit con i quali puoi recuperare momenti del tuo percorso di vita.

Racconta:

  1. Di un luogo del cuore e perché
  2. Di quando ti sei sentita/o veramente nuda/o
  3. La volta che ti sei sentita/o sollevata/o
  4. Quella volta che avresti voluto essere da un’altra parte
  5. La volta che ti sei sentita/o veramente accolta/o

 

Esercizi 3a lezione

Eccomi con gli esercizi; stasera abbiamo parlato di memoir e di scritture autobiografiche e anche di scrittura finzione, e per farti provare fra le dita come possono essere diverse queste scritture ma anche come ognuno di noi può approcciarsi a un incipit con tutta la sua storia, ti do gli incipit di quattro libri già pubblicati; non ti dico se sono romanzi o memoir, anzi ti do il suggerimento di svilupparli come ti viene meglio, facendoti portare dalla scrittura dove vuole andare.

  • Bisognerebbe vivere a posteriori;
  • Comincerò col dire, dei giorni e degli anni della mia infanzia, che il mio unico personaggio indimenticabile fu la pioggia;
  • Il Nellie, piccolo yacht da crociera, girò sull’ancora senza un fluttuar delle vele, e s’arrestò;
  • Mia madre è morta lunedì 7 aprile nella casa di riposo dell’ospedale di Pontoise, dove l’avevo portata due anni fa.

 

Per quanto riguarda le letture, i due libri che ti consiglio sono:

  • Roberto Cotroneo, Il sogno di scrivere, Utet
  • Francesca Di Gangi, La Scrittura Riparativa, Mind

Li trovi in libreria, su Amazon e anche nelle bibliotece comunali di Torino.

 

Esercizi

Eccoci con il primo invio di esercizi. Ti mando qualcosa di semplice, alcuni incipit di quelli che penso io per aiutarti nella scrittura libera:

 

  • Finalmente era arrivato/a…
  • Avevo bisogno…
  • Ci avevo dedicato tanto tempo…
  • Io non ero lì…

 

e poi un incipit tratto da un romanzo già pubblicato, ti dirò poi quale:

 

“Sulla prima pagina è scritto: Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.” 

  • Laboratori
  • Memoir curativo
  • Memoir narrativo
  • PAX ET SCRIPTA in Assisi

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