SEMBRA UN DIPINTO

Quando mia madre guardava un bel tramonto, uno dei tanti che vedevamo dalla casa affacciata sulle isole Eolie, diceva sempre: sembra un dipinto. Come se fosse necessaria mano d’uomo per fare reale quella bellezza eterea che in pochi minuti la natura creava e disfaceva.

Se siete stati fermi a guardare un tramonto sul mare, se non proprio sulle isole Eolie, più del tempo necessario a farne una foto, sapete che è qualcosa che cambia di continuo. Le nuvole, se ci sono, si sfilacciano e assottigliano e cambiano forma e sfumature, si tingono di rosa e giallo e viola; il mare riflette le nuvole e ci mette anche del suo, si tinge di rosso e però anche di tutto quel che gli si specchia sopra. Il sole si accomoda dentro al mare, momento per momento, fino a che non chiude a ponente e allora del sole non c’è più traccia se non l’ombra scura che ancora rimane sulla retina.

Tutto questo dura minuti, e non c’è pittore che potrebbe renderlo bene quanto fa la natura, e però mia madre diceva: sembra un dipinto. Tante volte mi sono chiesta il perché di quella espressione, del perché quel frammento di giornata comune e ogni giorno diverso dovesse essere attribuito a mano umana per avere ancora più valore.

Non ho trovato risposte, ma solo altre domande. Che ti giro. Quanto di quel che vediamo riflette le nostre aspettative e i nostri modi di leggere la realtà? E quanto la realtà può essere reale, al di là del nostro modo di leggerla?

Sembrano domande oziose, ma sono certa che dietro queste domande, se sappiamo davvero farcele, possiamo trovare il bandolo, o almeno uno dei bandoli, di quel gomitolo intricato che è il nostro vedere chi siamo e cos’è ciò che ci circonda. Sembra poco, ma non lo è.



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