INTORNO, MARE. E PONTI

C’è stato un momento della mia vita, parecchi anni fa, in cui avevo pensato di andare a vivere a Lipari. Sono cresciuta con le Eolie davanti agli occhi, vedendo tramontarvi addosso il sole, e per me già isolana quella dimensione di isola ancora più piccola segnava il bisogno di un accerchiamento ancora più forte, di una delimitazione ancora più marcata. Chi è nato su un’isola lo percepisce, anche se a volte non riesce a consapevolizzarlo: i limiti sono netti, così come i confini.

Per chi è nato in Sicilia di là dallo Stretto c’è il continente, noi siamo isola. Siamo isolani, a volte isolati. Siamo isole noi stessi, non c’è speranza che il nostro modo di essere si possa fondere con quello di altri: abbiamo il mare intorno, ognuno di noi, e il mare fa da limite e differenza.

Per un periodo quella differenza volevo fosse ancora più marcata, volevo ancora meno terra intorno e ancora più mare, volevo poter avventurarmi su una strada che saliva verso il monte e trovarmi lì dove potessi vedere soltanto blu, tutto intorno. E’ dal mio essere isolana che ho imparato cosa sono i ponti, e ho imparato a gettarli.

Ancora conservo un biglietto, me lo regalarono che avevo 16 anni, c’è la foto di una scalinata che finisce fra le onde e una scritta: “Donare significa gettare ponti di intesa, segni di speranza, vincoli di fraternità”. Sono passati quarant’anni, ancora più di allora ho bisogno di avere mare intorno, e ancora più di allora sento importante costruire ponti.

Parole non dette

Appunti, emozioni, esperienze, riflessioni, scritture. Pubblico quando scrivere è meglio che tacere.

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