Combattere il male

Una famiglia non può pagare la retta della mensa, e a un bambino vengono serviti, anziché il pasto come a tutti gli altri bambini, una scatoletta di tonno e un pacchetto di cracker.

Il bambino scoppia a piangere. Lì, davanti a tutti. Mentre tutti gli altri bambini hanno nel piatto la minestra calda o gli spaghetti o la cotoletta con gli odiati spinaci o le polpette o chissà cos’altro.

Lui, no. A lui scatoletta di tonno e cracker.

Noi siamo quel bambino. Noi tutti siamo quel bambino, e per più di una ragione.

Prima buona ragione: tutti noi potremmo trovarci nell’impossibilità di contribuire a qualcosa, e non per questo abbiamo diritto ad essere discriminati. Mi è stato insegnato che se ci si siede a tavola quel che c’è è per tutti, senza fare differenza fra chi quel pasto ha contribuito a prepararlo e chi – per mille motivi – non ha contribuito. A tavola, quel che c’è è per tutti. Tutti.

Seconda buona ragione: sentire nella pancia la sofferenza di quel bambino ci fa umani. Ci permette di non girarci da un’altra parte, di sentire quel pianto e vedere quelle lacrime e farci stringere lo stomaco dalla vergogna e dall’ingiustizia che quel bambino, lì, ha vissuto. Ci fa umani, dicevo. Ci fa migliori. Anzi, no: ci fa ciò che dovremmo essere. Tutti.

Terza buona ragione, e qui sono di parte. Anzi, sono nella parte di chi scrive. Provare le emozioni che gli altri provano è il primo necessario passo per poter poi prendere in mano una penna e  scrivere per raccontare quelle emozioni. Ma non basta. Anzi, sarebbe osceno se usassimo le emozioni e la sofferenza altrui per i nostri scopi scrittori, soltanto per darne delle buone rappresentazioni. Saremmo peggio di chi ha suscitato quelle lacrime e quella sofferenza.

Le emozioni, le nostre e le altrui, ci sono necessarie perché scrivendo possiamo raccontarle. E se raccontiamo emozioni che fanno male, raccontando possiamo combattere il male. Combattere il male. Si può scendere in piazza e manifestare, o si può restare chiusi in casa e scrivere. Un articolo, un racconto, un romanzo, una fiaba. Qualunque cosa possa servire a denunciare il male, a contrastarlo, a combatterlo.

È la cosa fondamentale che noi che scriviamo dobbiamo fare. Combattere il male. Ascoltare le emozioni e combattere il male. Sempre. Tutti.

 

Parole non dette

Appunti, emozioni, esperienze, riflessioni, scritture. Pubblico quando scrivere è meglio che tacere.

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