
Solitudine scelta o solitudine subita? Cosa ci insegna il silenzio
Il maggese della solitudine Durante l’estate ho trascorso più di...
Non ho pubblicato. Non mi sono affacciata qui per qualche giorno. So che l’algoritmo mi punirà, che pagherò la mia assenza in post e lavoro in più, ma non mi importa. Ho avuto bisogno di non esserci. E non capisco come facciano certuni a essere sempre presenti, sempre sul pezzo, sempre impegnati in qualcosa e pronti a impegnarsi in qualcos’altro, sempre a mietere successi.
Io, no. Io non ce la faccio, e non lo nascondo. Con te che mi leggi vorrei una relazione di fiducia e lealtà, innanzitutto. E non posso sperarci se poi non mi mostro per quella che sono. Mostrerei anche le rughe, se le avessi, ma proprio quelle non le ho, e non per merito mio: ho una pelle che non fa rughe, piccola eredità di mia madre.
Non ho postato niente per qualche giorno. Per una professionista che attraverso i social vorrebbe aumentare la propria visibilità e quindi anche la clientela è di certo un errore. Ma io non sono soltanto una professionista, sono una persona. E se non mi prendo cura della persona che sono, la professionista avrà poca strada da fare.
Tante volte mi domando cosa della vita che facciamo, che faccio, voglio davvero. E cosa invece vivo solo perché così ormai è, trascinata nel flusso. Che non è il flusso meraviglioso di cui parla Goleman come massima espressione dell’intelligenza emotiva, no; qui parlo di quel flusso cui passivamente ci lasciamo andare, perché ormai è così, perché ci siamo abituati, perché nemmeno ci facciamo più caso, tanto quel vivere ci è diventato normale.
Ecco, io non amo essere trascinata nel flusso, e se devo farlo voglio esserne cosciente. Perché voglio e posso scegliere la vita che voglio, posso fermarmi e cambiare ritmo e percorso e compagnia.
E tu anche.
Appunti, emozioni, esperienze, riflessioni, scritture. Pubblico quando scrivere è meglio che tacere.

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