PERCHÉ SCRIVIAMO è la rubrica del mercoledì, e L’UNICITÀ DELLA TUA VOCE è ciò di cui ti parlo oggi.
“Basterebbe scoprire come si è davvero, che cosa si pensa realmente di molte questioni della vita per scrivere un’opera originale e unica.”
A volte pensiamo che per scrivere qualcosa di originale e unico sia necessario inventare mondi estremi e fantastici, raccontare cose mai udite (ma ci saranno ormai cose mai udite?), cimentarsi in trame zeppe di colpi di scena inverosimili.
Mi spiace, ma l’originalità non è questa. L’originalità non sta nel raccontare qualcosa di inaudito, ma nello scrivere nel solo modo in cui valga la pena scrivere, il solo modo che può fare interessare a ciò che scriviamo: scrivere usando la propria voce.
Ma cos’è la propria voce? Cos’è la tua voce? È lo sguardo che hai sul mondo, è il tuo modo di intendere la vita e le relazioni, è la cura che metti nel guardare l’altro negli occhi, è la storia che ti ha fatto ciò che sei, è la solitudine che ti prende certi momenti e lo struggimento e la voglia di urlare.
Sono le paure e le incomprensioni e le incertezze e i dubbi. Sono i momenti bui e le esplosioni di gioia. È il non dormire di notte seguendo un pensiero.
È ciò che sei, ciò che siamo.
La nostra voce è chi siamo, quel chi siamo che si deposita su carta.
Ma se non conosci davvero chi sei la tua voce non può venire fuori. Se censuri le tue paure e esorcizzi i dubbi e neghi la solitudine e ignori chi ti viene vicino, se non hai consapevolezza – parola scontata ma necessaria, consapevolezza – del tuo stare al mondo e del modo in cui ci stai, potrai scrivere pagine su pagine, ma in quelle pagine non ci sarà una voce.