NEURONE SOLITARIO – Sergio Bacci

 

SCENA  – NOTTE, CAMERA DA LETTO.

 

PERSONAGGI:       1)  UOMO CHE DORME

2)  ANIMA DELL’UOMO

3)  DONNA CHE DORME

 

NOTA  –  IL DIALOGO AVVIENE DURANTE IL SOGNO.

 

ANIMA  –                  Psss,   psss    (rivolta all’uomo)

(tono leggero)           Ehi sveglia,  su dai.

 

UOMO –                    (si agita ed emette suoni)      HUM F

 

ANIMA –                     HEI SVEGLIA, su dai che devo parlarti!

 

UOMO –                     chi è? ……..

 

ANIMA –                      SONO IO!

 

UOMO –                       IO CHI???

(tono interrogativo)

 

ANIMA –                        La TUA ANIMA, chi altro!           (tono leggero)

 

UOMO –                        ANIMA?  LA MIA ANIMA ……..  MA CHE RAZZA DI ……

(tono stupito e sostenuto)

 

ANIMA –                         CALMA, CALMA … non arrabbiarti, volevo solo soddisfare

(tono leggero, conciliante)        una mia curiosità.

 

UOMO –                          CHIAMAMI DOMANI, ADESSO STO DORMENDO!

(tono seccato)

 

ANIMA  –                         ti rubo solo un minuto, dai non arrabbiarti.

(tono conciliante)

 

UOMO –                           HUMF, d’accordo. Cosa vuoi sapere?

 

ANIMA –                          sai quel libro che hai letto……

(tono interrogativo ma leggero)

 

UOMO –                           QUALE LIBRO?

(tono marcato)

 

ANIMA –                            quel “VAGABONDO DELLE STELLE”. Ti sei mica messo

(tono preoccupato)            in testa di imitare il protagonista? PENSI DAVVERO sia

Possibile visitare altri mondi COSI’?

 

UOMO –                             IMITARE IL PROTAGONISTA? MA CHE RAZZA DI

(tono seccato)                    ANIMA IMPICCIONA SEI? Avrò solo un “NEURONE

SOLITARIO” ma non sono ancora “FUORI DI TESTA”!

INOLTRE TI INFORMO che quel libro è per prima cosa

UNA DENUNCIA del sistema carcerario dell’epoca e

Diventa solo nella seconda parte un inno alla fantasia.

SODDISFATTA???

 

ANIMA –                               certo, certo, mi avevi colto di sorpresa, TEMEVO per un

(tono sollevato)                    momento che pensassi di andare in giro nell’infinito.

 

UOMO –                               solo un esercizio di rilassamento che mi ha insegnato

(tono conciliante)                  il mio vecchio maestro di Yoga.

 

ANIMA –                                 aspetta, senti, ancora una cosa. Quell’esercizio …..

(tono curioso)

 

UOMO –                                 BUONA NOTTE!

(tono stanco)

 

ANIMA –                                 va bene, va bene, a presto “NEURONE SOLITARIO”

SUONA LA SVEGLIA, L’UOMO SBADIGLIA, LA DONNA LO INTERROGA.

 

DONNA –                                 si può sapere cosa avevi questa notte?

(tono curioso)                           Parlavi nel sonno di viaggi tra le stelle, sistema

Carcerario, esercizi yoga???

 

UOMO –                                    QUESTA NOTTE? Davvero?

(pensieroso)                               Probabilmente sognavo. Ma non ricordo nulla.

Vado a prepararmi, in ufficio si annuncia una

Giornata dura.

 

APRILE, DOLCE DORMIRE – Orsola Barro

 

Monologo. La VOCE NARRANTE (femminile, ironica) fa anche la voce dell’ANIMA, squittente e un po’ svagata.

VOCE NARRANTE   Anche io, come molti, ho un’anima. Ci sono persone che non credono o non sanno di averne una, altre che se la sono persa, dimenticata. Io ce l’ho. Decisamente ironica, e creativa, secondo il mio psicoanalista. A volte un po’ criptica, secondo me, e con un caratterino… Permalosa. E cocciuta. Ma tutto sommato abbiamo un buon rapporto, coi suoi alti e bassi. E’ un tipo discreto, non di quelle che ti irrompono nella vita a piacer loro, magari incasinandotela. Di solito ci si incontra la notte, quando dormo.

Sottofondo musica da carillon

 Si infila nei miei sogni in silenzio. A volte se ne resta defilata, a guardarsi il sogno come al cinema,

Carillon+ rumori di traffico, voci…

seduta su una panchina sullo sfondo o passeggera sull’autobus. Altre volte interviene, con un tocco di colore, una musica, il profumo dei mughetti.

Carillon + voci femminili e risate

 Poi si chiacchiera, magari ci si sofferma su qualche dettaglio, azzardiamo interpretazioni, immaginiamo un seguito. Cose così.

Musica inquietante

 Quando il sogno non le piace, se ne va. Puf, via, senza dire una parola. Mi molla lì, cavarmela da sola tra invasioni aliene, serial killer, aerei che precipitano e quant’altro di orrendo vi possa venire in mente. Dopo qualche giorno torna, come niente fosse, senza nemmeno chiedere come sto, come ho fatto a uscire viva dall’auto sommersa nel fiume gelido. Io devastata dalle notti in bianco, lei con l’aria bella riposata e quel sorrisetto… come dice lo psicoanalista? Ironico. Cosa ci sia da ridere, non me lo hanno mai spiegato, nessuno dei due.

Silenzio

 Comunque, dieci giorni fa: tempo splendido, si va a sciare. Prima discesa, muscoli freddini, neve molle, mi faccio fuori il crociato.

Sirena di ambulanza

Ospedale, intervento, tutore… Dormire, non se ne parla.  Il medico mi prescrive un “blando”     – dice lui – ipnotico, (imita sarcastica la voce del dottore) “solo per pochi giorni, finché passa il dolore”. Sbam: una settimana di buio totale. Comunque, il blando ipnotico ha fatto il suo dovere, i dolori sono passati, così l’altra sera tisana rilassante, pigiamone accogliente, alle 10-10,30 spengo la luce.

Sottofondo carillon

 Carillon + rumore di persone a tavola

 Primo sogno, non si fa vedere . Ci sta: era una roba pallosa, un pranzo di Natale coi parenti, quasi tutti deceduti. Lei non ama particolarmente i miei parenti vivi, figuratevi quelli morti.

Carillon + uccellini, voci gioiose, bonghi…

 Nel secondo ero piuttosto convinta di incontrarla: una mostra d’arte in un parco, con un paio di amiche del liceo, pomeriggio di sole… quel tipo di cose un po’ fricchettone che le piacciono tanto. Do un’occhiata alle panchine in giro per i vialetti. Di lei nessuna taccia. Si sarà offesa, come al solito.

Silenzio

 La sera dopo ci riprovo.

Carillon

 Dal primo sogno me la batto io: gita in montagna. (scandito) Mai più.

Sottofondo musica di giostra

 Dopo un po’ la vedo che si sbraccia dalla groppa del cavallo di una giostra. Salta giù che io nemmeno a tredici anni e mi corre incontro, saltellando e ridendo.

ANIMA (gioiosa)  Uuuuuh! Eccoti qua!

VOCE NARRANTE   Mi abbraccia, perfino. Mai successo prima. Mi ha fatto un po’ senso: quelle braccia inconsistenti che ti attraversano come una TAC… una sensazione strana, a metà tra i brividi e il solletico. Mi preoccupo: non è che i medicinali che ho preso io hanno avuto       effetti collaterali su di lei?

ANIMA (fa un sospiro)   Eh, non tornavi, non tornavi… e allora me ne sono andata un po’ in giro.

VOCE NARRANTE   Mi dice. Brava, tanto io dormivo come un fossile del cretaceo. E cosa si dice di bello, in giro?

ANIMA (con tono indifferente)   Si fanno cose, si vede gente. Ah, mi sono fidanzata.

VOCE NARRANTE (scandito dove sottolineato)   Come fidanzata? E soprattutto, (scandito dove sottolineato) con chi, fidanzata? Inizia a raccontare, di questo tizio tanto bello, tanto simpatico, tanto tutto.

VOCE DELL’ANIMA (sarcastica)   Mai sentito parlare di “anime gemelle? No, vero?

VOCE NARRANTE Mi dice, con quel suo sorrisetto…come se nella mia desolata vita sentimentale ci fosse qualcosa da ridere… (infastidita)  Mmmmmhh, gli schiaffi, le darei. Se solo li sentisse. Comunque, sono contenta per lei. Almeno quando non ho tempo da dedicarle ha di meglio da fare che frequentare quegli scombinati… Quelli che incontra quando mi lascia sola a vedermela coi miei incubi. Una sera – (un po’ sottovoce, confidenziale) avevamo bevuto un po’ e lei quando beve diventa perfino loquace – mi ha raccontato che le anime, quando non sono coi loro compagni, amano ritrovarsi tra loro. Una sorta di eterno rave dove ognuno fa quello che più gli piace nell’entusiasmo generale: pittori, ballerini, cantanti, filosofi, poeti, prestigiatori, clown, registi, attori… Tra la comune hippy e il talent show. (preoccupata) Aspetta… l’avrà mica rimorchiato proprio lì, ‘sto fidanzato?

ANIMA   Ma figuuuurati. E poi, non è nemmeno un’anima. E’ uno vero, in carne e ossa. Si va a convivere.

VOCE NARRANTE           Ah. Panico. (agitata) No, aspetta un attimo: e io? Cioè, lei è la mia anima, è una vita che si sta insieme! Ok, ammetto che nell’ultimo mese l’ho un po’ trascurata ma è stato solo un momento, ora è passato. D’accordo, magari non sempre ho messo le sue esigenze al primo posto ma ora ho capito i miei errori e non lo farò mai-mai-mai-mai-mai più. Mica può lasciarmi così, senza la mia unica, insostituibile, preziosa, bellissima anima! Sono disperata, sento la testa girare, il fiato corto… sta per venirmi un attacco di panico. La supplico di ripensarci. Mi fissa, la traditrice, col suo sorrisetto da schiaffi.

ANIMA   Ok, ci farò un pensierino. Ah, tieni: questo è per te.

VOCE NARRANTE   Mi allunga una busta in cartoncino spesso, elegante, color avorio, il mio nome in corsivo, tutto uno svolazzo… La apro, con le mani tremolanti e un groppo in gola. Lei ridacchia, poi ride, poi si sganascia, quando dalla busta salta fuori un fottutissimo pesce            d’aprile. E’ così che mi sono rotta ‘ste due falangi, cercando di strangolarla.

 

 

LA TAVOLATA DI FAMIGLIA – Mariella Zambetti

PERSONAGGI:

VOCE NARRANTE ………………….……….……………….… Femmina, matura.

PIERLUIGI…..Maschio, adulto, autoritario, accento toscano. Padre delle bambine Silvia e Agnese.

GABRIELLA……Femmina, adulta, accento toscano. Sorella di Pierluigi, moglie di Fermo, mamma della bambina Mariella e zia delle bambine Silvia e Agnese.

FERMO……Maschio, adulto, fa da “mediatore”, italiano corretto, senza accenti. Marito di Gabriella, papà di Mariella, cognato di Pierluigi e zio di Silvia e Agnese.

SIG.RA MARIA…….Femmina, anziana, accento romano. Mamma di Pierluigi e Gabriella. Suocera di Fermo. Nonna delle tre bambine.

MARIELLA……..Bambina, figlia di Fermo e Gabriella.

SILVIA…………….Bambina, primogenita di Pierluigi.

AGNESE…………Bambina, secondogenita di Pierluigi.

GIORNALISTA RAI……Maschio, adulto.

 

VOCE NARRANTE Mi addormento profondamente e questa notte la mia anima sogna, rivivendo un momento di tanto tempo fa: uno dei tanti pranzi in una giornata assolata dell’Estate del 1986, nella casa al mare in Maremma, dove la mia famiglia si ritrovava per trascorrere le vacanze.

 

Sottofondo di piatti, bicchieri, posate…che vengono poggiati sulla tavola per apparecchiare:

 

GABRIELLA (urlando): Bimbe! E’ pronto! A tavola, su, che la roba si ghiaccia!

Porta che sbatte e voci delle 3 bambine che entrano in casa di corsa

MARIELLA (piagnucolando): E non spingete! Prepotenti! Siete le cugine più prepotenti del mondo!

SILVIA: Non ti stiamo spingendo, sei te che sgomiti perché hai sempre fame!

AGNESE: Cicciona!

MARIELLA (piagnucolando): Cattive! Siete cattive!

AGNESE (ridendo di gusto): Silvia, lo sai qual è lo sport preferito di nostra cugina?

SILVIA (ridendo anche lei): No, qual è?!

AGNESE: Mangiare!

Risate delle due sorelle

MARIELLA (piagnucolando): Non è vero! Andate a quel paese voi due!

SILVIA E AGNESE (in coro, cantilenando): Permalosa! Permalosa! Permalosa!

Ancora sottofondo di piatti, bicchieri, posate

GABRIELLA (con voce spazientita): E allora! La fate finita di gridare, stupidine? Mettetevi a sedere per benino, via, che ora si pranza.

Sedie che strusciano sul pavimento

PIERLUIGI: Zitte su. E passatemi l’acqua, che ho arsura. Oggi è caldo. E’ scirocco.

Rumore di acqua che riempie il bicchiere di vetro e suono di Pierluigi che beve e si disseta;

Si sentono dei passi che si trascinano sul pavimento

SIGNORA MARIA (con voce petulante): Gabbrié, che c’è oggi per pranzo?

GABRIELLA: C’è la pasta al ragù, mamma. Ti va?

SIGNORA MARIA (con voce lamentosa): Oddio Gabbrié, a me il ragù non mi fa bene, è troppo pesante e non lo digerisco. Mettimi un pochino di pasta da parte prima di condirla, io me la faccio in bianco.

GABRIELLA (con voce accondiscendente): Va bene, mamma. Quanta te ne metto?

Rumore di mestolo contro la zuppiera in ceramica

SIGNORA MARIA: Oh, Gesù Maria, ma quanta me ne metti? Poca, ne voglio poca. Levamene un pochino Gabbrié, che è troppa.

AGNESE: Nonna dici sempre così, poi ti mangi pure il piatto

PIERLUIGI (con tono di rimprovero): Ehi! Si risponde così alla nonna? Zitta e mangia. E passami il telecomando, che a quest’ora incomincia il telegiornale.

TV che si accende e Sigla del telegiornale RAI.

Segue la voce del conduttore che dà i Titoli del giorno.

GIORNALISTA RAI: Buongiorno e vediamo i titoli del nostro giornale.

Il sottofondo del telegiornale rimarrà per tutta la durata del radiodramma.

Contestualmente Rumore di posate nei piatti.

FERMO: Com’è venuto questo ragù? Vi piace bimbe? L’ho preparato ieri, l’ho lasciato cuocere piano piano per 4 ore.

MARIELLA: Buono, babbo!

AGNESE: Zio, è buonissimo!

SILVIA: Zio è buono il tuo ragù, ma io non ho più fame. Non mi va più di mangiare…

PIERLUIGI (con voce spazientita): Silvia mangia! Devi mangiare se vuoi diventare grande! Sembri uno scheletro!

SIGNORA MARIA: Lilla, mangia su, sei troppo magra, dai retta alla nonna

FERMO: Non forzatela se non vuole, altrimenti va a finire che si sente male

MARIELLA: Posso mangiare io la pasta di Silvia? La mia è finita e io ho ancora fame…

AGNESE: E ti pareva! Mangi sempre!

SIGNORA MARIA: Via, fatemi assaggiare anche a me un pochino di ragù. Gabbrié, c’è ancora pasta? Poca, però, se no mi fa male.

AGNESE: Nonna, ma non avevi detto che non la volevi?

FERMO: Mi dia il piatto, signora Maria, gliela metto io. Vedrà che le piace il sugo.

Rumore di mestolo contro la zuppiera in ceramica

SIGNORA MARIA: Pochina, giusto un assaggio, Fermo.

MARIELLA: Babbo, di secondo che hai fatto?

SILVIA: Ma come fai a mangiare ancora? Ti sei finita pure la mia pasta!

FERMO: La frittata verde, Mariella, ho preparato la frittata verde.

SIGNORA MARIA: Come la fa, Fermo, la frittata verde? Che ci mette?

FERMO: Prezzemolo tritato e una puntina d’aglio, Signora Maria. Se vuole assaggiarla…

AGNESE: Che schifo l’aglio!

PIERLUIGI: Ehi! Non si dice “che schifo” quando si è a tavola!

SIGNORA MARIA: No, per carità, Fermo. Ho già mangiato troppo.

MARIELLA: Io si, babbo, io la voglio la frittata verde!

AGNESE: E quando mai!

FERMO: Ecco, allora tagliamola a fette questa frittatina. Chi ne vuole un pò?

Rumore di coltello su piatto

MARIELLA: Io!

PIERLUIGI: Io la mangio volentieri, Fermo. Di contorno che c’è?

GABRIELLA: Passami il piatto Pierluì, ti metto un po’ di insalata coi pomodori

SIGNORA MARIA: Via, un pezzetto di frittata la prendo pure io. Poca, però.

AGNESE: Nonna, ma non avevi detto che non volevi più niente?

Rumore delle bambine che ridono a crepapelle

PIERLUIGI: Fatela finita di prendere in giro la nonna! E smettetela di ridere, che non mi fate capire niente di quel che dicono al telegiornale!

SIGNORA MARIA: Zitti un attimo! Guardate un po’ chi si è sposato! Ma chi è quella coi capelli rossi, Gabrié?

GIORNALISTA RAI: …Ed ecco le immagini dell’Abbazia di Westminster, ove questa mattina hanno avuto luogo le nozze tra Andrea, Duca di York, e Sarah Ferguson.

 

FINE

 

 

 

Viaggio della mia anima nel futuro, in missione di pace – Patrizia Pasquin

Voci:

1 ) Narratore

2 ) La persona proprietaria dell’anima

3 ) Anima

4 ) Capo degli extraterrestri

5 ) Donna extraterrestre

6  ) Coro di extraterrestri

Musica di sottofondo: brani dal film “ Odissea nello spazio”

4,5,6 con voci un po’ metalliche

Testo

Persona proprietaria dell’anima: “ Anche stanotte sono andata a letto sconvolta dai notiziari di guerra che la Tv trasmette, con i talk shows, i reportages, le conferenze degli esperti o pseudo esperti, straziata nel constatare visivamente in tempo reale i massacri e gli orrori della stupidità umana, che ancora dopo millenni di guerre insensate e per lo più inutili, ancora crede che questo sia un sistema di risoluzione delle controversie tra popoli e nazioni.

Cerco di addormentarmi, la testa mi fa male, il cuore batte rapido, non trovo riposo… alla fine crollo esausta…”( Nota di regia: Si sente russare )

Anima: “ Ma io non dormo , devo darmi da fare in qualche modo. La mia padrona ha ragione, non si può stare con le mani in mano. Intanto mi stacco dal corpo. Eh … voilà.. sono libera, adesso vado, ma non so bene dove “

Narratore: l’animella si libra un poco nella stanza all’altezza del soffitto, poi esce da una fessura della finestra e vola su, su, su.

Anima: “ Non so che fare ma l’aria pura mi farà venire qualche bella idea”

Narratore: intanto una corrente forte d’aria temporalesca fa sollevare le foglie a terra e anche l’animella viene trasportata lontano, lontano sino ai confini della stratosfera. A quel punto, non volendo tornare verso terra, prosegue verso la luna, la raggiunge, gira verso la sua faccia che rimane sempre coperta, la saluta

Anima: “ Ehilà, luna bellissima come ti va? ciao eh..”

Narratore: ma la luna evidentemente sta dormendo anche lei e non risponde

Allora prosegue il suo volo strambo finchè non vede in lontananza dei pianeti, anzi un vero sistema planetario simile al nostro, con sette sfere che girano intorno ad un loro sole, più piccolo del nostro.

Si affaccia verso il primo pianeta e non scorge alcun movimento, poi vola verso il secondo e qui…meraviglia: ci sono delle creature, alte, magre, dallo sguardo intelligente che sono indaffarate a fare qualcosa. Decide di fermarsi lì.

Anima: ” EHI, signori… “

Narratore: grida a gran voce e quelli volgono il capo, che è opalescente, verso di lei e le sorridono, ma non parlano.

L’anima non lo sa, ma quegli esseri, più evoluti di noi terrestri, comunicano con i pensieri e non con le parole, non ne hanno bisogno.

L’anima si chiede tra sè: “ Chissà come si chiamano, cosa fanno e che anno è per loro”

Narratore: Il Capo degli extraterrestri, cioè l’Essere che sembra avere autorità sugli altri, la guarda e, parlando nella nostra lingua, con una voce sapiente, profonda, molto accogliente, risponde alle sue domande anche se lei le ha formulate solo tra sè.

Capo degli extraterrestri: “ Ciao piccola, tu vieni dal pianeta Terra il nostro sistema gemello; siamo stati scoperti qualche anno fa, ma gli astronomi che ci conoscono non hanno voluto divulgare la notizia, per timore di reazioni sconsiderate.

In effetti siamo stati scoperti proprio da una signora italiana, che non è neppure una scienziata.

Siamo nell’anno 3333, ci siamo molto evoluti rispetto ai terrestri, per es non siamo obbligati a  lavorare per mantenerci, ci divertiamo molto, viviamo 300 anni  e più, ci dedichiamo alle arti e alle scoperte, secondo i talenti di ciascuno e non ci sono più differenze sociali o economiche o di razza. Siamo cioè tutti ricchi uguali, ne senso che se una cosa piace ad uno se la prende, ma solo se ne rimane per gli altri, altrimenti il Consiglio dei saggi decide al riguardo“.

Anima: “ Io non ne sapevo niente ma mi sembra bellissimo e come fai sapere quello che volevo chiederti?”

Narratore: Nel frattempo molti altri esseri si sono avvicinati e stanno assistendo al dialogo, interessati.

Capo degli extraterrestri: “ Noi leggiamo nel pensiero, ma anche nel passato e nel futuro. So che sei venuta a trovarci per una ragione molto seria, perché da voi sulla Terra c’è la guerra e tu sei molto preoccupata.”

Anima: “ Si, in effetti è così: io e la mia padrona siamo sconvolte dalle distruzioni di persone e città, con il dolore che questo comporta e tutte le annesse conseguenze per il nostro mondo; io mi sono illusa che qualcuno nell’Universo ci possa aiutare.”

Coro di extraterrestri: “ Hai fatto bene a venire, noi possiamo aiutarti. Il tuo scopo è nobile. ”

Narratore: Gli ospiti si guardano tra loro intensamente e si capisce che stanno discutendo e decidendo qualcosa, pur senza parlare. Poi il capo si volta verso l’anima e le dice:

Capo degli extraterrestri : “ Vieni con noi, ti facciamo vedere una cosa. Come ti ho detto, alcuni di noi si dedicano a ricerche scientifiche e abbiamo realizzato un materiale particolare…”

Narratore:  si avviano tutti insieme in una direzione, come se volassero: in realtà camminano nell’aria , se mi è permessa questa espressione, sono sospesi dal suolo di una ventina di centimetri e si spostano con movimenti rapidi e leggeri delle gambe.

Anima ( tra sè, in tono sommesso ) : ” Qui è tutto stranissimo… ci sono certi colori…. e una musica…ah, ecco per fortuna siamo arrivati, cominciavo ad essere un po’ stanca. E devo stare attenta a quello che penso, che quelli lo vedono, accidenti….”

Narratore: Il gruppo si è fermato davanti ad una grossa cavità nella roccia, alta almeno 6 metri e che sembra molto profonda. E sorridono.

Capo degli extraterrestri: “ Entra pure. Qui stiamo sperimentando nuove materie, guarda questo pezzo di roccia ialina…”

( Narratore: e lo mette in mano all’anima )

“ abbiamo realizzato una sostanza in grado di resistere agli effetti deflagranti delle bombe e alla radiazioni nucleari, partendo da un calcare molto comune anche sulla Terra. Ti daremo le istruzioni su come costruirlo, avete la tecnologia sufficiente . Tu li devi dare a qualche bravo scienziato che lo saprà riprodurre”

Narratore:  Un lavoratore nella grotta stacca un pezzo di roccia trasparente, il capo stampa un foglio da una specie di computer, che tocca solo lievemente con un dito, ed entrambi porgono i due oggetti all’anima.

Anima: “ Speriamo bene … io non ho capito niente, ma va bene così”

Narratore : Gli extraterrestri si rimettono in moto, facendo cenno all’anima di seguirli ed arrivano dopo qualche minuto di quella strana camminata per aria davanti ad un edificio bianco splendente , rotondo, di tre piani, circondato da siepi di fiori bellissimi, multicolori, molto profumati.

Donna Extraterrestre: “ Piccola carina, entra a mangiare qualcosa prima di rientrare a casa, sei stanca e debilitata da tutta questa fatica..”

Anima, ( tra sè) : “ Ecco, mi ha proprio letto…infatti sono stanca e affamata, qui sono tutti spioni..”

Narratore: l’animella entra nel palazzetto dove ci sono altri esseri addetti a molteplici attività.

Narratore: la donna extraterrestre le chiede: “ Cosa vuoi mangiare, tesoro?”

Anima: ” Un panino con burro e salame, ma forse non lo avete”

Donna extraterrestre: “ Eccolo!!! con un bicchiere di birra bionda”

Narratore: ha girato la mano ed è comparso il panino, fenomenale! L’anima se la mangia velocemente, beve, sempre tenendo fermi i due oggetti chele sono stati consegnati. Poi tutti insieme gli extraterrestri la salutano.

Coro degli extraterrestri: “Ciao piccola, salutaci la tua Terra bellissima “

Narratore: L’anima si stacca subito da quel pianeta e fluttua verso casa, sta albeggiando , è tardi. Arriva nella stanza da letto, mette i due oggetti sul comodino e si riinfila nel corpo addormentato della sua padrona, mentre questa si sta svegliando e dice:

Padrona dell’anima: “ Mi sento meglio stamattina. Ho fatto un sogno bellissimo “

Narratore: poi guarda sul comodino e vede il pezzo di roccia trasparente e elegge il foglio  e poi dice tra sè.

Padrona dell’anima: “ Devo telefonare al mio amico Fulvio, lo scienziato che è in America a Houston, lui forse ci capisce qualcosa…”

Nota dell’autrice:

Dialogo liberamente tratto da un capitolo del libro per bambini “ Poldino, Chicchetta e i fantastici amici magici” ( come anche l’altro testo della casa magica ) scritto da me

Il dialogo ( e la favola nel libro ) trae spunto da alcuni fatti veri:

1 – La guerra Russia-Ukraina

2 – La scoperta circa tre anni fa di un sistema solare simile al nostro dietro la faccia nascosta della Luna, poi  silenziata, ma convalidata dagli astronomi

3 – La notizia, apparsa su qualche sito internet, che sopra e intorno ad alcune città americane ci sia uno scudo trasparente anti nucleare

 

 

Certe notti – Giusi Di Franco

[Sottofondo di voci indistinte dalla TV]

[Voce di chi sta constatando una cosa che preoccupa]

Manca poco a mezzanotte: è ora di spegnere tutto e di andare a letto. Di sonno manco a parlarne, ovviamente, ma ci devo almeno provare.

[TV che si spegne. Silenzio]

Ho puntato la sveglia alle sei di domani mattina: è la giornata dedicata a mio fratello: ha l’Alzheimer in fase terminale, è in una RSA, ha appena compiuto 68 anni.

Starò male.

Non pensarci.

Lo stomaco comincia a reclamare, stasera ho cenato presto ed ora ho fame, non posso però né mangiare né bere, sarebbe da autolesionisti: mi assicurerei un’emicrania per il giorno successivo.

Che faccio?

[Clic di accendino, rumore di fumo che viene inspirato ed espirato in lunghe boccate]

Prendo in mano un libro, leggo una pagina e lo richiudo.

[Rumore di mozzicone che si spegne nel posacenere.]

E niente, devo mangiare qualcosa.

Ho solo fette biscottate: ne mangio tre.

Evito appositamente di comprare altro, soprattutto cioccolata, perché le notti sono troppo lunghe per resisterle.

Dopo un po’ lo stomaco si placa.

Mi infilo sotto le coperte e, come al solito, subito ho caldo.

Mi scopro, poi mi ricopro.

[Inspiro lungo col naso, espiro con la bocca 3 volte]

Padre Nostro che sei nei cieli, sia santificato…  Uffa, ho di nuovo caldo!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome…

[Inspiro lungo col naso, espiro con la bocca 1 volta]

[Inspiro] So [espiro] Ham, [inspiro] So [espiro] Ham.

Niente. Neppure la meditazione serve.

[Rumore di sveglia spostata nel comodino]

[Voce preoccupata]

S’è fatta l’una.

[Voce rassegnata]

A questo punto, meglio rialzarmi!

[Rumore di passi]

Vado in soggiorno, butto uno sguardo fuori dalla finestra: non passa un’auto.

Come quando c’era il Covid, penso, solo che allora Corso Vittorio era deserto in pieno giorno.

Che momento indicibile, sembra una cosa non successa realmente.

Da un giorno all’altro ci siamo ritrovati chiusi in casa, privati da affetti, amici, abitudini.

Per uscire di casa era necessaria un’autocertificazione.

Stavo incollata alla TV, in attesa dei bollettini che annunciavano tanti ricoveri e morti, tanti morti.

Non ero a Torino nel periodo del lockdown, eravamo andati qualche giorno in montagna per riprenderci dopo la morte improvvisa di mia cognata avvenuta il 19 febbraio del 2020.

Il 21 febbraio 2020, giorno del funerale, il primo caso di Covid.

Nessuno mi toglie dalla testa che mia cognata sia morta di Covid, da un mese aveva una tosse strana che non passava.

I medici hanno detto di no.

Abbiamo scelto di rimanere in montagna, per fortuna, e ci siamo rimasti otto mesi di fila.

Sì, una fortuna e la scoperta piacevole che si vive benissimo anche con l’essenziale.

Per qualche mese un solo cambio, poi, grazie al cielo, è stato possibile recuperare qualche indumento più leggero dato che nel frattempo l’inverno aveva lasciato il posto alla primavera.

Dopo moltissimi anni, ho vissuto giorno per giorno la meraviglia della natura che si risvegliava, fregandosene dei divieti.

Le primule coloravano i prati di giallo, i lillà ostentavano fieri i fiori bianchi e lilla, gli asparagi bucavano la terra per mostrarsi.

Come quando ero bambina, alla Piana, in Sicilia.

Che stagione felice, la mia infanzia, vissuta senza freni in campagna, circondata da giardini di peschi, ciliegie, prugne, fichi, mandorli, melograni.

C’era poi il nascondiglio segreto, quello dove crescevano gli asparagi lungo il sentiero che portava al fiume, quello in cui NON si doveva andare.

Mi scuoto, ritorno al presente, intanto si sono fatte le due del mattino e il cervello non vuole saperne di spegnersi.

Ritorno a letto.

Mi vedo mentre il mattino dopo mi alzo, faccio colazione, la doccia, mi vesto, mi avvio a piedi alla stazione.

Riuscirò a fare tutto in tempo?

“Ma sì”

Sentirò la sveglia?

“Ma sì che la senti, dormi”.

[Inspiro lungo col naso, espiro con la bocca 1 volta]

Padre Nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga … [uno sbuffo]

Ave Maria, piena di grazia il Signore è con te, sia santificato … [altro sbuffo]

Il cervello resta acceso.

Mi alzo e per l’ennesima volta vado in cucina.

[Rumore di sigaretta estratta dal pacchetto. Clic di accendino]

Maledetta insonnia, almeno una volta di notte non fumavo!

Pensare che sono anche andata ad un centro antifumo e per un anno sono riuscita a fumare solo due sigarette al giorno. Ora, invece, quasi non le conto più. Ogni giorno mi dico “Oggi non supero le dieci” – a smettere completamente non ci penso- poi il conteggio salta. Non è ancora arrivato il momento e francamente spero non arrivi mai, il fumo mi aiuta a concentrarmi, mi supporta nei momenti critici, riempie vuoti.

Sì, lo so, lo so, è una dipendenza e come tutte le dipendenze non è bene.

Ho freddo, mi infilo un’altra vestaglia.

Ho sonno.

Mi sdraio sul divano.

Ho freddo, mi copro col piumone.

[Suono di sveglia]

Mi sveglio di soprassalto, realizzo che è la sveglia che sta suonando: sono le sei del mattino!

[Voce roca] Mio Dio e chi ce la fa ad alzarsi?

Con uno sforzo enorme mi catapulto giù dal divano.

[Dico a me stessa] Hai tutta la mia solidarietà, ma oggi di tornare a dormire proprio non se ne parla.

Comincia la parte più delicata: colazione con la minima luce indispensabile, caffè, sigaretta, doccia.  Solo dopo posso aprire le persiane, e sopportare la luce e il rumore che arriva da fuori. La città, infatti, è già troppo attiva per i miei gusti.

Il tutto ha richiesto due ore.

Sono finalmente pronta per uscire.

Mi auguro che nei prossimi giorni a nessuno venga in mente di farmi la battuta:

“Beata te che sei in pensione…”

Non offro alcuna garanzia su una risposta civile.       FINE

 

 

 

 

 

 

VENDETTA- Silvia Chiesa

 

Guarda come dorme! Con le sopracciglia leggermente contratte, Laura è concentrata come un gatto, sembra sempre all’erta, pronta a balzare su al minimo rumore insolito.

(silenzio rotto da rumore di tram molto lontano)

Accidenti, si è appena scossa. Devo stare attenta, spero che non abbia percepito il mio distaccarsi da lei. Ho una missione da compiere.

Domani è Natale e ci sarà il solito pranzo a casa di sua sorella Lucia. Questa ricorrenza, da qualche anno, rende Laura inquieta già giorni prima.

Per il pranzo importante, è tradizione che le tre donne della famiglia, tra cui lei, si suddividano l’onere della preparazione delle varie portate. Pur essendo una brava cuoca, lei non è abituata a cucinare per molte persone e il lavoro l’ha un po’ stancata.

Domani, ritarderà il più possibile e sarà l’ultima persona a presentarsi da Lucia entro l’ora stabilita. Lei sa che il primo ad arrivare immancabilmente tutti gli anni, è l’unica persona che lei vorrebbe cancellare dalla faccia della terra: quell’essere che, nel momento della grave malattia di Simone, il figlio di 7 anni, anziché condividere i sentimenti, le paure e le speranze con la moglie, ha cercato conforto tra le braccia di una collega di lavoro, instaurando poi una relazione duratura al di fuori della famiglia in cui c’è anche Matteo, fratello maggiore di Simone. Questo tradimento è stato scoperto qualche anno dopo, in un altro momento critico, quando Simone, ormai diventato ragazzo, ha avuto una ricaduta nella malattia. A quel punto Lucia si è arresa alla separazione.

Ogni volta che pensa all’inganno perpetrato nei confronti di sua sorella e dei nipoti, Laura sente lo stomaco contarsi, la rabbia le sale fino alla gola ed esplode in un grande sospiro. Sente di non poter fare altro perché non vuole litigare con sua sorella che continua a sopportare l’autoinvito dell’ex-marito ad ogni ricorrenza.

Domani mattina farà sicuramente tanti grandi sospiri prima di uscire di casa e fumerà una sigaretta in più. Poi inizierà ad indossare la maschera dell’indifferenza che terrà di fronte ai parenti fino alla fine della giornata. Si rilasserà solo quando rientrerà a casa.

Ma ora lei dorme e io, anima, prefiguro un’altra scena.

Arrivo, la porta è già aperta perché sono attesa.

(in sottofondo musica natalizia)

Deposito subito a terra i pacchetti con i regali e mi infilo in cucina a sistemare le vivande portate da casa. Ritorno in corridoio per togliermi il cappotto e mi trovo davanti tutti gli altri membri della famiglia per il bacio e gli auguri di rito. Lui è in fondo al gruppo, ma la sua presenza l’ho percepita subito. “Ciao come stai?” mi dice avvicinandosi. “Molto bene” rispondo, rimarcando quel “molto” col timbro della voce. Nello stesso momento un sorriso beffardo si dilata sul mio viso, stringo leggermente gli occhi e presa la mano che mi aveva teso per il saluto, faccio leva sulle  gambe e lo rivolto, facendolo volare in aria e atterrandolo sul tappeto, come una vera esperta di Krav Maga.

(rumore di corpo che cade, tonfo)

Tutti i presenti mi guardano stupiti, non pensavano che io sarei stata in grado di fare una cosa del genere e per di più con un uomo atletico che pesa molto più di me. Neppure il cane, che lo aveva accompagnato in molte gite solitarie, si è avvicinato per difenderlo.

(in sottofondo musica simile a “We are the champions” dei Queen)

Non dico neppure una parola e mi batto le mai da sola. Prendo la porta e me ne vado, corro giù dalle scale e uscendo in strada mi pare di camminare talmente leggera da non toccare terra.

Ora è quasi mattino e un grande sorriso di soddisfazione è comparso sul viso di Laura addormentata e le sue sopracciglia si sono distese.

 

 

 

 

 

L’incontro – Raluca Sandru

{Rumore di passi nelle foglie secche}

Narratore: era un giorno autunnale, fresco e brillante. Nel bosco multicolore, una ragazza dal mantello rosso, con la testa coperta da un ampio cappuccio, si trascinava i piedi…

Cappuccetto Rosso: “Hanno ragione a non fidarsi di me! Non mi fiderei nemmeno io. Una cosa la dovevo fare, una! Portare il cibo alla povera nonna malata. E io cosa faccio? Mi perdo tra castagne, funghi, foglie colorate. Ma cosa ho in testa? Ha ragione mamma quando mi sgrida. Ha ragione, e quanta, a chiamarmi sconsiderata, perdi-tempo, inaffidabile. Certo… Se solo potessi correre fino alla casa della nonna! Arrivare ancora prima del tramonto. Sono così stanca….(Sospira) Non ce la faccio più a camminare. Tanto, la mamma e la nonna le ho già deluse. Ancora una volta. .. Voglio solo riposarmi un po’ . Qui, sotto questa quercia enorme. Qualche minuto. E poi vado. Non m’importa del buio…. Mi siedo qui…tra le radici. Si sta così bene. (Sospira) Ecco, mi copro con il mantello. È come stare in un letto morbido e caldo. Ah…che bel calduccio.  Mi riposo solo un po’ …un pochino…” (comincia a respirare lentamente, si addormenta)

{Ululato lontano di un lupo}

Lupo (naso  che annusa)

Cappuccetto Rosso (urlando): “ Chi è?”

Lupo : “Perdonami, non intendevo spaventarti “

Cappuccetto Rosso (grido di terrore)

Lupo (ridacchiando): “Dai, mi fai ridere. Non mordo mica!”

Cappuccetto Rosso: “Tu..tu..tu….sai parlare?”

Lupo: “Così pare. Spero che non ti dispiaccia se ci facciamo due chiacchiere. Soffro d’insonnia “ {sospira}

Lupo: “Cosa sta facendo una giovane donna a quest’ora nel bosco?”

Cappuccetto Rosso: “Devo portare da mangiare a mia nonna”

Lupo: “A quest’ora ? Non mi prendere in giro, ragazza. Dove stai andando?”

Cappuccetto Rosso: “Dalla nonna, lo giuro!”

Lupo: “Si, si dalla nonna. Hai sempre una buona scusa per tutto, vero?”

Cappuccetto Rosso (arrabbiandosi sempre di più): “È la verità!”  “Vado a portare da mangiare a mia nonna malata. Sono una brava ragazza, io!”

Lupo: “Brava ragazza…… Ma se non sai nemmeno dove stai andando”.

Cappuccetto Rosso: “Dalla” ….

Lupo: “Nonna. Si. Capito. Ma tu, Cappuccetto Rosso, dove stai andando? Te lo sei mai chiesta? Tu cosa vuoi? Dove sei diretta?”

Cappuccetto Rosso : “E io che… Non capisco “.

Lupo: “Eppure parlo la tua lingua. Sarà che non vuoi capire..”

Cappuccetto Rosso: “ Cosa vuoi da me? Sono una brava figlia, mi prendo cura della casa, aiuto mia madre, sono tranquilla e obbediente”.

Lupo: “Che tristezza..

La domanda è: cosa vuoi tu?”

Cappuccetto Rosso: “Io…io…voglio sposarmi con un uomo che mi faccia felice, avere bambini, una bella casa, e vivere bene”.

Lupo (ride).: “Sei simpatica, sai? Quindi trovare qualcuno che ti faccia felice, un uomo, dei bambini, una casa. Come potrà qualcuno o qualcosa farti felice quando tu stessa non sai cosa ti fa felice?”

Cappuccetto Rosso (molto arrabbiata): “Come ti permetti?? Io ho dei valori!”

Lupo (ironico): “Questo vorrà dire che quelli degli altri, se non sono uguali ai tuoi, sono dei non-valori?”

Cappuccetto Rosso: “No..io…credo che la felicità sia costruire una casa, fare un bambino e piantare un albero” .

Lupo: “Tu credi? O tu hai imparato a crederlo perché così ti è stato insegnato?”

Cappuccetto Rosso: “Ma io mi definisco una persona intelligente, tollerante, io..”

Lupo: “È proprio questo il problema: che ti definisci. De- finire. Mettere confini. Ti stai ponendo limiti da sola. Vedi, forse dovresti lasciarti libera di esplorare, di volare con le tue ali, di cadere, di rialzarti. Di diventare te stessa”

Cappuccetto Rosso: “ Ma io sono convinta che”….

Lupo: “Non essere convinta. Resta piuttosto nel dubbio. Io sono vecchio e pieno di dubbi”

Cappuccetto Rosso: “Guarda, non credere che sono una povera ingenua. Sto cercando anch’io delle risposte”

Lupo: “Faresti bene a cercare invece le domande da porti, prima di cercare risposte”

Cappuccetto Rosso: “E quali sono queste domande?”

Lupo (ridendo): “Che tenera!”

“Sei tu che le dovrai scoprire”

{Si sente un gallo che canta. Fruscio di foglie secche}

Cappuccetto Rosso (sbadiglia)

Cappuccetto Rosso: “Che strano sonno! Uh, chissà quanto ho dormito. Il cestino col cibo! Ah, eccolo qui. Devo proprio correre dalla nonna adesso.”

{fruscio di foglie. Rumore di mani che sbattono via la polvere dai vestiti}

Cappuccetto Rosso: “ che giornata sublime. E che colori forti, mi fanno quasi male gli occhi! Gli uccelli che cantano come impazziti. Non li ho mai sentiti così. E questo profumo del bosco che mi riempie i polmoni! Vorrei camminare, camminare fino alla fine del mondo! Voglio scoprire. Capire. Cadere e rialzarmi. Che bella è la vita! Che bello non sapere quello che accadrà. Scoprire la strada ad ogni passo. Voglio sbagliare a modo mio e imparare sempre, a modo mio.”

Narratore: La ragazza camminava sul sentiero leggera e felice. Nel profondo del suo cuore, sentiva il pelo ispido del lupo e il suo sguardo di luce. Era serena. . Fu allora che sentì dentro di sé nascere le domande. E tutto cambiò.

 

 

ANCHE NEI SOGNI DORMO – Viviana Turrisi

[Rumore di un tasto schiacciato, voce roca di persona appena svegliata, una matita che cade e che viene raccolta]

Sessantaduesimo giorno, sono le ore 7 e 47.

Ancora una volta la mia anima si è allontanata del sentiero che le avevo tracciato prima di addormentarmi. Era ancora una volta un tronco cavo pieno di cuscini, la pioggia non lo raggiungeva e il sole risplendeva attraverso le fronde, riscaldando il letto che ho posizionato dentro. Volevo che si riposasse, ma ancora una volta se ne è andata a spasso, ingannata dalle immagini del cervello sfuggite al mio controllo. Fabbrica sempre nuovi modi per punirla, per punirci tutti. Un mostruoso cinema che ogni notte ripropone lo stesso film composto da sensi di colpa e dolori. Anche lei ne esce spossata. Ma per quanto io tenti di allontanarla torna sempre in quel posto abbandonato.

Ho solo bisogno che lei dorma e invece guardala [battacchia su uno schermo con un dito, come ad infastidire un pesce] si agita.

Come la convinco a starsene ferma? Come la convinco almeno a scegliere altre strade? Ogni notte le costruisco isole e navi volanti a forma di balene sulle quali passeggiare, foreste da attraversare e città vivaci nelle quali vivere. Gli regalo storie strappate dai romanzi. Ma ogni volta lei sceglie delle scatole. Ogni scatola sembra la stanza di una casa senza uscita.

Questa volta ci sono state tre scatole:

Ha camminato in una cappella distrutta, la cenere copriva i pavimenti e le panche erano occupate da frammenti di grosse statue. Santi, Angeli e Madonne ai quali mancavano teste, a volte braccia o ali. Si è seduta per riposare accanto al torso di una statua, appoggiandosi per un poco. Per quanto tentasse di alzare lo sguardo, poteva solo vedere una porzione del soffitto. Oltre gli archi delle volte il cielo era nero e senza stelle. La visione si bloccava come chi, da un finestrino non potendosi sporgere, può vedere solo ciò che la plastica e il metallo le permettono. La cenere scendeva lenta come neve, ma non c’era alcun incendio. Qua è rimasta a lungo. Poi è entrata in un’altra scatola, più in alto delle altre, forse è salita?

Nella scatola l’acqua arrivava alle caviglie ed era tiepida, saliva da un fiume che poteva solo sentire e che si avvicinava. Si muoveva più in fretta, quasi stesse scappando, lungo una via stretta lastricata di sampietrini dissestati, fino a raggiungere uno spiazzo di terra battuta. Lì convulsamente iniziò a strappare da dei ganci fissati a terra dei nastri gialli. Se ne riempì le braccia per poi entrare nella scatola successiva. La porta sembrava quella di una chiesa dietro di sé, cercò di spingere su di essa i fiocchi gialli, sperando che vi potessero rimanere appiccicati, ma caddero tutti in terra cambiando colore e diventando rossi.

La scatola aveva un deserto polveroso e un cielo azzurro. Aveva l’odore del mare ma il mare non si vedeva. Faceva male camminare, il terreno era fatto di qualcosa di duro e tagliente ma secco come paglia sotto i piedi. Si accovacciò tastando il pavimento che non poteva vedere. Con le mani raccolse qualcosa e si rialzò. Becchi e piume, rigidi di morte che puzzavano di pesce. Ricacciò tutto a terra.

La stanza aveva delle finestre, dei buchi nel cielo, dal quale poteva intravedeva un’altra stanza. Una stanza che [si sente sfogliare un quaderno] ha già visitato, il tredicesimo giorno.

Questi viaggi non sono organizzati, a volta mi tocca tornare indietro. Le scatole cambiano posizione ogni notte, non riesco a tracciarne una mappa, a capirne una logica. Se ci riuscissi sarebbe più facile creare un’uscita.

Ancora non riesco ad accedere ad un livello profondo di controllo, tutto è disgiunto. Corpo, anima e mente, si comportano come sconosciuti di notte. La mattina mi ritrovo a sgridarli come si fa con i bambini per convincerli a giocare insieme. Il corpo ignora il cervello che non fa che infastidire l’anima, la colpisce non appena si dividono, distruggendo l’individuo che sono, in tre essenze. Eppure, al risveglio mi ritrovo un tutt’uno, dimenticandomi cosa si prova a ridursi a pezzi e ricostruirsi poi ogni mattina. Mi manca quel pezzo, so che, se potessi fermare quel preciso momento, controllarlo, potrei recuperare il riposo perso, potrei gestirlo concedendo ad ognuna delle tre il tempo necessario e giusto per riprendersi. Ma continua a sfuggirmi. Non lo ricordo e non riesco a catturarlo. Sfugge, sfugge, ed ogni giorno che inizia sono più stanca.

A volte [sospira] cerco di strizzare via ogni energia dalla mente e quelli sono giorni benedetti. Non ricordo niente e le registrazioni non mettono a fuoco le immagini.  Ma non posso farlo ancora. Non ho più tempo. Dovrei riuscirci, riesco a creare ogni cosa nei miei sogni ma non l’uscita.

[chiusura registrazione]

 

 

 

 

Danzando di notte – Stefania Salemi

 L’anima parla con se stessa e rivive nei suoi ricordi la notte in cui ha conquistato la libertà. Nel ritornare a quei momenti sente anche le voci delle altre anime che ha incontrato.

Parla l’anima: si sente la sua voce eccitata che mentre racconta le sue esperienze svolazza in giro.

Ecco, è successo di nuovo. Mi ero ripromessa di rimanere buona nel letto, insieme a quell’involucro di corpo che mi scorrazza in giro durante il giorno, invece ho ceduto di nuovo al richiamo della musica.

L’intreccio delle note musicali mi fa volare…..Ah, quante giravolte……Ah, come mi dondolo tutta a sentire certi suoni!

(Si sente un sottofondo di musiche cubane e africane che si alternano) Stanotte ho dato il meglio di me, ogni pista era mia, ho anche guadagnato un posto sul palco ballando sulle note di musiche cubane e di ritmi africani. E quando mi sono ritrovata in mezzo ad altre anime in libertà, ne vogliamo parlare? Cercavano di imitarmi e di seguire i miei passi…..Fastidiose!

(l’anima ripensa a se stessa che grida irritata. Non riesce a muoversi perché le altre la circondano e non le lasciano spazio) “Ehi, lasciatemi respirare, non riesco più a muovermi tanto mi state schiacciando. Ma guarda un po’, devo farmi strada a gomitate per trovare un angolo tutto mio dove scatenarmi? Ma vi rendete conto?”

Le mie grida ho attirato l’attenzione delle altre e non ho avuto un attimo di tregua.

(Si sentono in sottofondo i gemiti delle altre anime che sembrano oche impazzite) Tutte volevano starmi vicine e imparare da me a muovere il bacino al ritmo di musica.

Mi sono improvvisata insegnante di danza, ho creato un bel gruppo e ho iniziato a spiegare come piegare le ginocchia e muovere i passi: “dai ragazze, uno, due, tre, quattro, cinque…..Contate insieme a me, non siate timide. Coraggio così, a ritmo di musica!”. Tutta la pista seguiva solo me ed ero al settimo cielo per l’emozione. Come sono stata brava!

(L’anima è fiera di sé) A metà nottata, mi sono trasferita in un locale dove si ballavano i caraibici. Anche lì mi sono fatta conoscere e ho catalizzato l’attenzione su di me, tanto che ho fatto conquiste.

(Voce di anima maschile) “ti va di ballare con me, pupa? Vieni qua, avvinghiamoci in una baciata sexi e abbandoniamoci ai sensi”.

Com’era bella quell’anima, ballare con lei mi ha tolto il fiato e mi ha fatto salire un calore lungo tutto il corpo……Oh, oh, dimenticavo, non ho un corpo. Lo lascio a casa a dormire, quel pigrone!

(L’anima rivive con orgoglio i suoi momenti di gloria e anche con euforia) Quanti balli abbiamo fatto io e la mia fiamma….Uh, che serata! Il bello è arrivato con la rueda: sono passata da un ballerino all’altro e non ho sbagliato un passo….Sono davvero brava! Ma si, un po’ di autostima!

(Si sentono in sottofondo le musiche caraibiche) Sono anche salita sul palco insieme al maestro e ci siamo esibiti prima in una bachata e poi nella salsa cubana. Mi sentivo leggera, sensuale e luminosa.

La serata non è finita lì, alle 4 mi sono trasferita in un pub dove davano musica dal vivo e mi sono ritrovata in mezzo ai cowboy, a ballare il country. Ad un certo punto, qualcuno mi ha preso al laccio, mi ha stretta a sé e mi ha fatto ballare così, con il laccio intorno alla vita.

(L’anima è eccitata come un ragazzino che sperimenta per la prima volta la sua autonomia) Che stanchezza a fine serata, non sono più abituata a questi ritmi. Non so cosa mi sia successo stanotte, non mi ero mai scatenata tanto. Posso solo dire che è stata una ventata di vita, ho cavalcato la scena, nessuno si muoveva come me.

(L‘anima guarda il suo corpo che dorme, la sua voce è nostalgica. C’è una pausa di riflessione, si sentono i sospiri dell’anima. Poi lei assume il tono di chi rivendica i propri diritti) Quando è arrivata l’alba sono ritornata a casa e ho osservato la mia abitazione per qualche minuto. Dormiva ancora, per fortuna, e sorrideva nel sonno, chissà cosa stava sognando. Mentre lo guardavo ho pensato: “Ehi, aspetta, voglio davvero rincasare? Questo corpo passa le giornate a lavorare e la sera non fa mai niente di speciale. Il massimo del suo divertimento è recarsi a cene di lavoro di una noia mortale. No, caro, non fai per me. Voglio volare in giro a fare baldoria, a scatenarmi e non mi piacciono i vincoli di orario. Per la prossima notte ho già organizzato con le mie amiche per provare un nuovo disco-pub, dove dicono che ci sarà la musica anni 80. Non voglio perdermela!

Sai cosa ti dico? Andrò di sicuro, certo che andrò. Rimani pure a dormire per sempre, io volo via, vado dai miei amici e non mi fermerà di sicuro un involucro che pensa solo al dovere e non si sa divertire. Non ci resto buona e calma, io……Sono sfrenata e ballerò per sempre, libera e splendente, come una stella sul palco dell’eternità.

 

L’altro posto … – Adriana Polo

Ecco … è sera, il buio sta scendendo e finalmente il corpo che mi porta a passeggio durante il giorno si è trovato un posto accogliente e silenzioso.

Lo guardo mentre sul ritmo della sua respirazione mente e cuore si pacificano e io “anima” sono libera di raggiungere l’altro posto dove le cose sono come desidero, anche l’impossibile.

Ed è allora che succede … è come se all’improvviso mi fossero spuntate delle ali forti, robuste, ricoperte di penne e di piume e occhi senza difetti che vedono lontano e poi sentire l’aria che preme , che solleva , che fa andare sempre più su e poi sempre più giù, ad una velocità folle.

Raggiungere le nuvole, attraversarle perdendosi attraverso la loro lieve sostanza e sfrecciare giù tra il verde delle piante scendendo verso terra.

Le correnti e il vento fanno ritrovare la strada e la libertà del volo , il calore del sole, il gelo della neve e lontano … l’azzurro del mare e le ali si trasformano, mutano … non più rapace, ma gabbiano, uccello di mare che trasportato dalle correnti si tuffa nell’acqua cristallina e poi di nuovo in aria col sole che asciuga e lontano verso un tramonto pregno di colori.

Il gabbiano continua a volare, le ali sono stanche e non lo reggono più, il suo volo si fa insicuro fino a quando s’immerge nell’acqua come se nuotasse, ma lui non può, non sa nuotare, la sua vita è il volo ed allora con un ultimo sforzo emerge verso la salvezza e ritrova la strada che lo porta verso la terra, verso la fine di quella distesa azzurra.

Arriva su una spiaggia lontana , così lontana che non vi era mai giunto, una spiaggia sconosciuta dove finalmente può riposare .

La sabbia è calda, bianca abbagliante e il suo volo e la sua breve vita finiscono lì.

Un alito di vento spazza la sabbia e porta il sentore del deserto, il sole diventa accecante , l’aria rovente brucia la pelle, le ali si sono trasformate in piedi e mentre guarda a terra le impronte bagnate  in lontananza appare una sconfinata distesa di sabbia.

Milioni di granelli piccoli, piccolissimi che la lenta erosione del vento ha frantumato e il trascorrere del tempo ha sbriciolato.

Un colore quasi monotono, quasi ipnotico che fa dimenticare il mondo e invita a camminare ad andare sempre avanti senza badare alla fame e alla sete, camminare anche se non è facile, la sabbia rovente brucia i piedi ed è un motivo in più per continuare ad avanzare.

Il vento che passa sulla pelle è ruvido, è crudele, cerca di portare con sé tutto, un rumore strisciante che consuma , distrugge e ricostruisce.

Un castello con terrazze bianche, fonti di acqua calcarea , lattiginosa, che non scorre , ma pare scivolare creando cascate, passaggi, ponti e piscine e dove finalmente i piedi , tutto il corpo possono riposare immergendosi in quell’acqua tiepida e opaca che scivola sulla pelle dando conforto e un senso di rinnovo, di cambiamento, ed è come uscire trasformati.

E’ come uscire da un bozzolo e diventare farfalla, che vola leggera seguendo una striscia di terra che si srotola e scompare appena percorsa.

Sabbia che vola sollevandosi da terra ferendo senza pietà le piccole ali colorate.

In mezzo al sipario della sabbia trasportata dal vento , ecco apparire colonne dello stesso colore, la strada finisce e la farfalla esausta si posa sull’unico arbusto rimasto.

E’ indescrivibile ciò che appare … un miraggio nel deserto … una città di mille colonne, strade, gradinate, massi caduti e statue, archi, pavimenti e per tetto l’azzurro del cielo … Palmira, la Sposa del deserto … che non esiste più nel futuro …

… sono passati giorni, sono trascorse notti  o forse solo ore e minuti nel mondo reale , non lo vorrei, ma ora so che ci sarà una prossima notte in cui ricominciare una nuova avventura …

 

Catena – Pier Angela Dichio

Personaggi:

La ragazza che viene dal nord

Il maestro Loruso

Catena

Nota di regia:(la voce narrante è quella della ragazza che viene dal nord)

(La ragazza che viene dal nord):- «Quella sera il cielo era imbiancato da qualche soffice ammasso di vapore acqueo che con l’andare del vento formava un piccolo esercito di pecore. Al calare del sole corrispondeva l’alzarsi del disco bianco della luna e quelle nuvole s’illuminavano sinistramente. Quando un lampo viola le attraversò, decisi che era ora di tornare a casa.

(Nota di regia: rumore di tuoni e vento in sottofondo)

(la ragazza come voce narrante):- Non piovve, ci fu una tempesta elettrica con lampi e tuoni.  Entrai nella strada dove avevo la mia dimora estiva, a Castigliare. Vidi balenare un’ombra stretta e lunga che con un’andatura sbilenca girava l’angolo. Non resistetti alla curiosità di vedere chi fosse e dove andasse. Mi avvicinai veloce all’angolo della casa, dove mi fermai e sporsi la testa nel buio.

Il lampione formava un cerchio di luce a metà della via, vidi quell’ombra schiacciata sul marciapiede e poi la figura lunga, tremula di un uomo che rallentava la camminata, per via della leggera salita, arrivò fino in fondo alla via, si fermò e si sedette sul gradino del marciapiede. Mi sembrò di riconoscere  il maestro Loruso, il mio vicino di casa, che ora sembrava affranto con i gomiti sulle ginocchia e la testa tra le mani.

(la ragazza che viene dal nord) «Maestro»

(voce di pianto sommesso)

(La ragazza che viene dal nord con voce sorpresa) «Maestro che succede?»

(Il maestro con un filo di voce, spezzato a tratti da un veloce deglutire)

«Ho sentito la sua voce, mi diceva – vieni da me! – era fuori dalla porta, io l’ho seguita. Ma non l’ho vista e poi la voce si è spenta. Lei è morta!».

(La ragazza che viene dal nord)

«Maestro è tardi andiamo, l’aiuto ad alzarsi, mi dia le sue mani, l’accompagno a casa».

(nota di regia: si sentono dei passi)

(La ragazza):- «Attento maestro c’è il gradino. Venga entriamo»

(Nota di regia si sentono dei passi salire le scale, una porta si apre)

(La ragazza):- «si sieda qui, accanto al tavolo»

(La ragazza):- «Maestro le preparo una camomilla?».

(Maestro):- «Grazie. Lei è la ragazza che viene dal nord? L’amica di Santuzza?»

(nota di regia si sente in sottofondo il rumore di tazze e pentolino lo scrosciare dell’acqua)

(La ragazza):- «Si abito qui accanto, ma solo per l’estate. Se permette di camomilla ne prendo una tazza anch’io»

(il maestro) «Certo che permetto! grazie per la compagnia».

(La ragazza come voce narrante) Sembrava uscito da quel luogo dove il passato rivive in un tempo lontano che non vuole svanire.

(La ragazza):- «Maestro chi le parlava questa notte?»

(Il maestro):- «Fiddia mia è una vecchia storia. Era Catena che mi chiamò, la mugghiere di Rolando, si erano sposati da poco quando scoppiò la guerra. Rolando Scalia con suo fratello Tommaso partirono per la Russia. Io non andai in guerra, fui riformato ero tubercolotico, per miracolo guarii. Catena era una ricamatrice ma durante la guerra il suo lavoro si fermò. Quando la guerra finì Tommaso fu dichiarato morto e Rolando disperso. Lei cercò di sapere dove fosse suo marito, fino al Ministero andò, a Roma. Di Rolando non c’erano tracce. Inizò, allora, tra noi un sentimento. Due anni durò il nostro idillio. Dopo due anni il marito tornò, un uomo distrutto, vestito di stracci, malato, aveva camminato dalla Russia a Castigliare. Da allora non potemmo più incontrarci. Lei si occupò di lui come un’infermiera, ci volle molto tempo perché quel povero uomo si riprendesse. Il nostro sentimento era vivo e forte anche se i nostri corpi erano oramai lontani. Dopo altri due anni Rolando Scalia si era completamente ristabilito e si trasferirono a Milano. Catena di tanto in tanto mi scriveva, lettere senza mittente, per evitare le male lingue del paese, io non potevo rispondere, era il nostro accordo. Ci incontrammo qualche anno dopo, durante le ferie, loro vennero a visitare le loro madri, Catena era diventata mamma di due gemelli e sembrava felice. Era bella i suoi occhi parlavano la nostra lingua muta. Ci incontravamo in piazza, a messa, lei era sempre con il marito e i due picciriddi, che cosa potevamo dirci? Solo una volta, per caso, la vidi da sola mentre tornava a casa con la spesa. Scambiammo allora due parole lei mi disse (Catena):-“ Questa vita ha imprigionato il mio sentimento per te in una gabbia, ma canta come un usignolo e il suo canto mi dà gioia, solo alla mia morte sarà libero e verrà da te per sempre”. (il maestro):-Mai più le nostre voci si incontrarono.

Le lettere si diradarono con l’andare del tempo. Le sue ultime rivelavano un tono rassegnato e poi le lettere non arrivarono più.

Ora sono sicuro che è morta e mi chiama per incontrarci di nuovo come un tempo. Fiddia mia nella morte si torna liberi!»

(Nota di regia: in sottofondo rumore di tazze)

(La ragazza)«Ecco maestro, la camomilla si è raffreddata, beva e poi andiamo a dormire, che è tardi. I pensieri possono aspettare domani».

 

 

 

 

 

 

 

COME VORREI DORMIRE IN PACE! – Laura Forasacco
Giornata lunga, decido di andarmene a dormire, mi giro e rigiro, il sonno tarda ad arrivare. Eppure quando stavo sul divano dormivo saporitamente, ed ora? Sono qui, ad occhi spalancati e guardo le luci delle auto passare lungo le pareti della stanza, illuminare per un attimo gli oggetti e le persone, le ombre proiettarsi oblunghe sui muri, e resto lì senza sonno anche questa notte.
Vago tra i miei pensieri. Chissà se tutto andrà bene, e se la bambina dovesse avere dei problemi, cosa facciamo? Dormirà o durante la notte terrà tutti svegli come ora lo sono io?
Ci farà restare di stucco ogni volta che aprirà bocca o ci ascolterà a malapena
facendo spallucce?
Le piaceranno i libri, amerà dipingere o cercherà di imitare il nonno con martello e chiodi?
Non pensiamoci, d’altronde anche io, non sono stata una santa, nella mia vita.
Quante volte ho fatto fare nottata ai miei genitori in attesa del mio ritorno.
Quante volte li ho trattati con non curanza, lasciandoli nel dubbio se avevo capito o no i loro consigli.
Sarò in grado di fare la brava nonna, colei che sa ascoltare i crucci e curare le ferite dell’anima.
Chiederà il nostro aiuto o si fiderà solo dei consigli delle amiche.
Mi piacerà il suo tono di voce o mi tratterà come una vecchietta a cui dire di sì solo per compiacerle?
Quanti dubbi e paure, sarò in grado di aiutare i suoi genitori indirizzandoli nel modo giusto o tacerò per non urtare i loro sentimenti?
Hanno scelto di farla nascere proprio in questo periodo, lavoro precario, casa in affitto, proprio in questi anni dove le tensioni nel mondo sono tante e sembrano non aver fine.
Mi rigiro nel letto, poi comincio a pensare a mia nonna, ha allevato suo figlio da sola, non ha chiesto aiuto a nessuno, ha affrontato due guerre, ha sofferto la fame, ha visto cadere le bombe su Torino, si è angosciata perché mio padre lavorava proprio lì e l’attesa del suo ritorno è stata terrificante, così tanto che tutte le volte che ne parlava la sua voce diventava rauca e grandi lacrime le scorrevano sulle guance.
Di quel bambino solo è riuscita a farne un uomo.
I suoi sacrifici hanno dato vita ad una famiglia solida e fiera.
La campana della chiesa suona le tre, il sonno è lì pronto ad arrivare ma i miei occhi non vogliono ancora chiudersi, e la mente continua a vagare, invidio mio marito che beatamente sbuffa mentre dorme, come vorrei farlo anch’io.
Squilla il telefono: “Mamma, sono io, la bambina ha deciso di nascere, stiamo
andando in ospedale”. Guardo mio marito che al primo squillo apre gli occhi: “Allora novità?” Gli sorrido, lo abbraccio, e le lacrime cominciano a scendermi. Tutte le ansie scompaiono e finalmente riesco a prendere sonno.

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