Il muto testimone – Maria Giovanna LA CONTE

Incongruenza con nome personaggio ed edizione del volume: 69 o 79? Dal testo credo che sia 79 ma controllare.
Evitare i nomi dei personaggi puntati, scriverli per esteso.
La nota [Chiara si sveglia di soprassalto: appoggia il volume sul comò e si precipita al capezzale del marito. Rumore di passi precipitosi] sarà semplicemente restituita con il sonoro dei passi.
Nothing Else Matters” interpretato da Les Voix Boréales temo sia protetto da diritti, individuare una cosa simile libera oppure la trovo io, seguendo le sonorità.
Interessanti i salti temporali, occorre però trovare un espediente La voce fuori campo potrebbe essere ad esempio una radio, una TV che dà l’indicazione temporale, oppure la voce narrante a inglobarli nella sua battuta
Esempio:
La battuta Trent’anni prima. Settembre 1979

[C.C. voce narrante] Avevo conosciuto Chiara in una libreria, dove era entrata in cerca di un’edizione di Catullo per un corso

Potrebbe diventare ad esempio:

Musica

Ah ma guarda, sono tornato nel settembre del 1979 nella libreria in cui ho conosciuto Chiara….

RESTA ANCORA UN PO’ – Viviana Turrisi
Suddividere personaggi e battute
 
Storia di una caffettiera – Stefania Salemi
La prima parte chi parla? È la caffettiera?
La caffettiera Napoli ha un accento? Potrebbe essere problematico  perché non ricordo se ho allievi napoletani. Indago
 
LA CASA MAGICA DELLA GRANDE MADRE – P. Pasquin
Suddividere personaggi
 
corso.radiodramma@gmail.com se hanno necessità tecniche
Gc

9 aprila 2024

Buongiorno,

Ecco le mie indicazioni che spero siano chiare.

Direi che molte cose sono state strutturate correttamente e iniziamo davvero ad esserci. Qualcosa è già pronto.

Un abbraccio

Gc

 

Missione quasi impossibile – Raluca Sandru

Va bene. Evitiamo solo la descrizione fisica delle voci.

Gusto personale: finirei con i festeggiamenti degli oggetti, senza il finale del libro sul comodino.

 

LA TREGUA – Giusi Di Franco

Va bene.

Temo il blocco per le musiche delle cover, sempre protette da diritti

 

L’albero – Adriana Polo

Va bene.

Anticiperei i rumori perché descritti cosi diventano troppo didascalici. Possono essere suoni e rumori che vanno e vengono:

 

Musica, sottofondo di passi sulla ghiaia voci di bambini e uccelli. 

La musica continua.

VOCE: Anche oggi i miei passi mi hanno riportato nei vicoli che percorro spesso per andare in un certo posto dove vive il “mio albero”, che ormai conosco da anni, il punto fermo della mia vita,lui è sempre là, col freddo e col caldo, con la pioggia e con il sole. Ho visto i suoi rami spogli e li ho visti vestirsi di foglie giovani mentre lui sta invecchiando, ho sentito il canto degli uccellini che costruiscono i nidi fra i suoi rami e lo scoiattolo che abita fra le sue radici che ormai sono cresciute al di fuori della terra.

Ho accarezzato la sua corteccia ruvida come le rughe del viso di una vecchia signora che si sta avvicinando alla fine del suo percorso che altri chiamano vita.

Ho visto trascorrere tante stagioni che hanno cambiato il suo tronco, che d’inverno lo hanno bagnato e d’estate asciugato. (Risate di bambini)

Ai suoi piedi vi è una panchina che a volte è la mia panchina, ma non sempre.

A volte ci sono i bambini a corrergli attorno, altre volte sono gli animali, un po’ irriverenti che lo usano, altre volte ancora sono gli innamorati ignari della sua presenza perché persi nel loro amore.( Rumore di lieve brezza)

 

L’accendino –  Pier Angela Dichio

Va bene

 

LA STUFA E IL CAMINETTO – Pier Angela Dichio 

Va bene.

Una piccola cosa:

Il passaggio

 

Nota di regia: si sente un lamento e un sospiro

(Stufa):-«Siamo rimasti soli, in questi giorni di tormenta. Per consolarci, possiamo dire che siamo fortunati, abbiamo ancora un tetto sulla testa. Quando la Irma è morta la sua povera stufa è finita in mezzo ad una strada»

 

È la stufa che si lamenta? Se così è allora si dovrebbe indicare nel modo seguente:

 

STUFA (sbuffando e lamentandosi) Siamo rimasti soli, in questi giorni di tormenta. Per consolarci, possiamo dire che siamo fortunati, abbiamo ancora un tetto sulla testa. Quando la Irma è morta la sua povera stufa è finita in mezzo ad una strada.

 

Sennò sembra un rumore prodotto non da lei

 

Ancora, il passaggio:

Caminetto):-«Hai sentito?»

(Stufa):-«Sentito cosa?»

(Caminetto):-«Il rombo del motore, Io sento arrivare giù dal camino»

(Caminetto):-«Sento dei passi scricchiolare sulla neve del vialetto.»

(Stufa):-«Io non sento niente.»

(Caminetto):-«Sono loro! Che meraviglia staremo al caldo!»

Nota di regia:- Si sente un cane che abbaia sommessamente

(Stufa):-«Si adesso li sento. C’è anche Bobo Jugnor lo sento bofonchiare, con la vecchiaia abbaia sempre più sommessamente.»

Nota di regia:- Si sente la chiave che gira nella serratura

(Caminetto):-«Ecco la chiave gira nella serratura.»

 

Forse dei rumori prima della battuta “Hai sentito”, magari inseriti nelle battute precedenti servono. È un rumore che richiama l’attenzione del Caminetto.

Eviterei invece per non essere didascalici il pezzo:

 

Nota di regia:- Si sente la chiave che gira nella serratura

(Caminetto):-«Ecco la chiave gira nella serratura.»

 

Mantenendo il rumore della chiave (magari con qualche vociare ovattato se riusciamo tecnicamente) e trasformerei la battuta in un “Eccoli”

 

Storia di una caffettiera – Stefania Salemi

Va bene

 

LA CASA MAGICA DELLA GRANDE MADRE – P. Pasquin

Se è un dialogo a due voci allora suddividerle

Voce A

Voce B

 

SCANSATE – Orsola Barro

Va bene

 

Sport di stagione – Silvia Chiesa

Non riesce a trasformarlo in dialogo? È praticamente fatto!

 

RESTA ANCORA UN PO’ – Viviana Turrisi

Suddividere i personaggi e così si può togliere la frase “il flacone di pillole sul davanzale avrebbe detto, se solo avesse avuto una voce tutta sua.”

 

La lettera – Mariella Zambetti

Trasformarlo in un vero monologo, praticamente lo è già, sistemando passaggi come:

 

Mi pungo il dito con una matita appuntita.

Merda – penso, mentre mi porto l’indice alla bocca e succhio via una gocciolina di sangue.

 

In qualcosa come:

Merda, mi sono punta… ma che cavolo? Una matita.

 

IDEA N. 2 – Gigliola Mingozzi

Va meglio, potrebbe essere sviluppato un po’ di più.

 

VOCI NELLA NOTTE – Elisa Castelletto

Mi sembra uguale alla scorsa volta. Questo volendo va bene, si può giocare sui rumori delle risate che dovrebbero essere segnalate nel testo se hanno un senso utile per rimarcare un passaggio, un sentimento, un cadenzare un’emozione o un tempo…

 

Il pentolino – Mariella Zambetti

Mi pare uguale alla versione precedente. E riporto il mio dettaglio:

Molto carino. La struttura anche qua non è recitabile ma leggibile. Essendo molto divertente non sarebbe male provare a lavorarlo come un vero e proprio copione, con le voci diverse.

Dovrebbe essere la voce di qualcuno a raccontare direttamente o in prima persona. Certamente il punto di vista del pentolino è interessante che parla in prima persona, oppure di un altro utensile ma occorre qualche modifica:

Il pentolino, avvolto nella sua coperta di plastica trasparente, se ne stava bello comodo a riposare su una mensola della cucina.  Un raggio di sole lo faceva risplendere. Era piccolo, con la pelle d’acciaio e due semisfere di plastica a fare da orecchie.”

 

Certe notti – Giusi Di Franco 

Valgono i suggerimenti della volta precedente.

Il passaggio:

 

Fumo una sigaretta, Maledetta insonnia, almeno una volta di notte non fumavo!

 

Perché non trasformarlo in una cosa del tipo:

 

Rumore di sigaretta e accendino. Maledetta insonnia, almeno una volta di notte non fumavo!

 

Danzando di notte – Stefania Salemi

Va bene, da provare con le musiche

 

L’altro posto … – Adriana Polo

Va bene

 

Catena – Pier Angela Dichio 

Sistemerei questo passaggio:

 

Scambiammo allora due parole lei mi disse (Catena):-“ Questa vita ha imprigionato il mio sentimento per te in una gabbia, ma canta come un usignolo e il suo canto mi dà gioia, solo alla mia morte sarà libero e verrà da te per sempre”. (il maestro):-Mai più le nostre voci si incontrarono.

 

La voce di Catena se deve essere fatta da una terza voce occorre che sia impaginta andando a capo.

 

MAESTRO: xxxx

CATENA: xxxx

 

Possiamo tenerla, cercando di creare un effetto”voce ricordo” che appare nella mente del maestro. La cosa difficile è creare questi livelli tra voce e pensiero. Potrebbe magari apparire la voce senza il commento del maestro Scambiammo allora due parole lei mi disse.

 

Vendetta – Silvia Chiesa

Va bene. Si può pensare a qualche commento sonoro, qualche musica magari?

 

COME VORREI DORMIRE IN PACE! – Laura Forasacco

Anche questo mi sembra uguale. Sistemerei il passaggio finale con suono del telefono e voce.

 

La mia anima di notte – Raluca Sandru

Anche questo è uguale. Sarebbe bello trasformato come nella mia nota precedente, ma vedete voi: Non ha la struttura a copione ma da romanzo e diventerebbe difficile rendere tutti quei dialoghi da una voce sola non professionista.

Provare a strutturarlo a copione con personaggi.

È una favola, bene: come sarebbe recitata e non letta?

 

La mia anima di notte – Viviana Turrisi

Va bene

 

 

 

 

 

Allora, spero di essere chiaro nei miei brevi appunti.

Devo riconoscere un ottimo lavoro da parte di tutte (se non sbaglio siete tutte donne!).

Un suggerimento – se posso – valido per tutte: staccatevi dalla scrittura “a racconto o a romanzo” e sperimentate perché siete sulla strada giusta! Pensate che la cosa deve essere recitata e non solo letta.

Poi, noi attori dobbiamo sapere sempre chi siamo per poter interpretare: quindi partite da questi bellissimi testi che avete creato e provate a scriverli proprio come se doveste raccontarli a voce alta a qualcuno. Alcuni funzionano bene a monologo e a racconto, altri invece potrebbero, a mio avviso, prendere il volo se scritti per essere recitati.

Un’ultima cosa: è vero che esistono anche gli audiolibri, e molti dei vostri scritti sarebbero perfetti come tali, ma il mio corso è sul radiodramma. Qualcosa possiamo tenere come semplice lettura a una voce ma credo che molti vostri scritti abbiano tutte le caratteristiche di poter diventare dei copioni radiofonici. A volte la magia della voce e il mistero della radio fa vedere molte più cose di quello che noi immaginiamo. Quindi, siate coraggiose e buttatevi, sperimentate qualcosa di nuovo!

Una richiesta tecnica: date comunque all’impaginazione una struttura da copione, anche nel caso in cui sia un monologo, con didascalia di regia e battute se previste e ovviamente i personaggi se e come sono presenti.

Nei testi invece che, a giudizio della prof.ssa Di Gangi, possono funzionare come racconto/audiolibro, va bene la struttura classica di impaginazione.

prof. Gian Carlo Viani

 

 

 

L’ALBERO – Adriana Polo

Va bene, giochiamo sui rumori (passi, bambini, vento…) e cambio emozione. Bene la forma a racconto, facilmente recitabile a monologo.

 

SCANSATE – Orsola Barro 

Molto carino e struttura interessante per 8 voci e due piccole. Toglierei la parte delle pizze e passerei subito al dialogo libri, magari lasciando il trillo, come se fosse un salto nel passato di cui noi risentiamo le voci e il racconto dell’accaduto.

Finirei con la battuta dell’uomo di casa.

Consiglio: migliorare l’impaginazione, didascalie più ordinate (magari in parentesi), nomi dei personaggi per intero e in grassetto e andare a capo ad ogni battuta.

 

SPORT DI STAGIONE – Silvia Chiesa

Potrebbe avere questa struttura a racconto, sarà cura di chi recita dare il cambio dei soggetti parlanti.

Un lavoro in più per l’autrice potrebbe però essere intervenire sulla struttura e trasformarlo in un copione. Le battute interne ci sono, basta cambiare la modalità di scrittura e il punto di vista, alternando tutti i vari attrezzi.

Come  nel testo precedente: voce narrante e personaggi.

Forse più interessante il finale aperto: la racchetta che chiama le palline senza risposta…

 

RESTA ANCORA UN PO’ – Viviana Turrisi

Anche questo interessante. Credo che sia facilmente trasformabile in copione, inserendo chi dice le parole.

Ad esempio:

«Che puttanata. Perché ascolta queste stupidaggini? Non le basta la terapia una volta a settimana?» il flacone di pillole sul davanzale avrebbe detto, se solo avesse avuto una voce tutta sua.

«Se le bastasse non ci troveremmo qui, ti pare?» incalzò un’altra voce, proveniente dallo stesso flacone.

 

Diventerebbe, ad esempio:

FLACONE: «Che puttanata. Perché ascolta queste stupidaggini? Non le basta la terapia una volta a settimana?»

PILLOLA (o personaggio che volete): «Se le bastasse non ci troveremmo qui, ti pare?»

FLACONE: «A che pro fare questo lavoro? Non lo capisco. Se tanto non serve»

PILLOLA: «Perché dici che non serve? Io dico che sta meglio»

 

 

LA LETTERA – Mariella Zambetti (monologo)

Interessante, terrei la forma del monologo.

Il passaggio:

Non vedo francobolli: deduco che chiunque l’abbia portata sia venuto di persona, abbia suonato a qualche vicino di casa per farsi aprire e l’abbia infilata nella mia cassetta.

Un po’ questo pensiero mi inquieta.

Sulla parte anteriore della busta c’è scritto qualcosa. Mi faccio ancora più vicina, toccando il vetro freddo con la punta del naso e inclinando la testa di lato, per leggere meglio.

A chiare lettere, in stampatello, c’è scritta una frase.

“PER MARIELLA: CORAGGIO E AVANTI SEMPRE”.

Il respiro mi si mozza, il cuore ha un guizzo.

 

Potrebbe diventare una cosa del tipo:

Non vedo francobolli: deduco che chiunque l’abbia portata sia venuto di persona, abbia suonato a qualche vicino di casa per farsi aprire e l’abbia infilata nella mia cassetta.

Un po’ questo pensiero mi inquieta.

Sulla parte anteriore della busta c’è scritto qualcosa. Mi faccio ancora più vicina, toccando il vetro freddo con la punta del naso e inclinando la testa di lato, per leggere meglio.

A chiare lettere, in stampatello, c’è scritta una frase.

“PER MARIELLA: CORAGGIO E AVANTI SEMPRE”.

Il respiro mi si mozza, il cuore ha un guizzo.

 

L’idea alla base è che ciò che non può essere “visto” o “ascoltato”, nel nostro caso, non va detto. La cosa importante in questo passaggio è quello che c’è scritto, non come è scritto.

 

Sarebbe anche interessante aggiungere un paio di dialoghi a due voci (Adriano e protagonista, come se fosse una sorta di ricordo, di flash back).

O per rendere tutto più semplice,  trasformarlo tutto in vero monologo, ad esempio la parte che dice

“Mi smaglio una calza con una pietruzza incastrata nella moquette. Merda.”

 

Potrebbe diventare una cosa del tipo:

“Merda! Mi sono smagliata una calza”

 

Deve essere tutto meno descrittivo e più agito. Anche qui, se la pietruzza non è fondamentale nel racconto, ma lo è invece il fatto che la calza si è smagliata, allora togliere la descrizione del come, oppure tradurlo in parole dette e non scritte. Proprio come se stessimo raccontando una storia a voce e non per iscritto.

Questa è la cosa difficile, ma certamente più stimolante, per tutti i racconti, non solo per questo.

 

 

STORIA DI UNA CAFFETTIERA – Stefania Salemi

Questo va bene, darei una forma diversa ai passi come questo:

“L’uomo di casa è arrivato in cucina con gli occhi pieni di sonno, mi ha presa distrattamente, tanto da farmi cadere, e mi ha riempita fino a farmi scoppiare. Poi, mi ha messo sul fornello e ha acceso la fiamma al massimo.”

 

Che potrebbero diventare una cosa del tipo:

Ah, ecco che arriva l’uomo di casa… Che occhi pieni di sonno… Chissà cosa ha combinato ieri sera. Ehi che fai? Non prendermi così, mi fai cadere… Aspetta, non riempirmi così… Oh accidenti, mi farà esplodere con tuto ‘sto caffè.

 

 

IDEA N. 1 – Gigliola Mingozzi

Questo lo trovo debole, nel senso che non trovo un finale. C’è un’idea ma forse sviluppa meglio, magari attraverso un confronto tra due o tre voci di Robot, qualcosa di divertente, di comico. Una sorta di Impero dei robot che però porta a nulla…

 

IDEA N. 2 – Gigliola Mingozzi

Questo meglio del precedente, c’è più storia. L’idea della voce, del punto di vista del quadro mi piace. Potrebbe essere approfondita sotto forma di monologo e di pensiero espresso. Un po’ più esteso. Magari il racconto della sua vita, da che era un semplice pezzo di metallo, ad essere dipinto, magari finito in un mercatino, cosa vedeva? Cosa sentiva? Magari diversi proprietari… Potrebbe essere un quadro pettegolo.

 

 

VOCI NELLA NOTTE – Elisa Castelletto

Questo è interessante, anche se non ha la struttura recitabile ma “leggibile”.

Chiederei all’autrice di inserire delle note di regia (questo vale un po’ per tutti i testi), note in cui segnala la presenza della risata della sorella.

Possiamo tenerlo come prova.

Forse rivedrei il finale, è già strutturato aperto e mi piace, lo amplierei maggiormente, magari solo (e quasi contraddittoriamente) semplificandolo:

“Pensai che non mi sarei più svegliata di notte sentendo la risata di mia sorella; ero dispiaciuta per lei ma ero anche più rilassata all’idea di dormire notti tranquille.”

 

Farlo diventare una cosa così:

Pensai che non mi sarei più svegliata di notte sentendo la risata di mia sorella; ero dispiaciuta per lei ma ero anche più rilassata all’idea di dormire notti tranquille.

Ma la notte successiva…

(Risata della sorella)

 

 

STANCHEZZE – Giusi Di Franco

Questo è ben strutturato dal mio punto di vista. Giochiamo con gli attori sulle due voci diverse.

Un’idea: e se la Tv diventasse una radio? Nella storia del radiodramma la radio ha sempre parlato di se stessa. Però può anche restare Tv, non è affatto male.

Suggerimento, questo è facile strutturarlo come copione con LIBRO e TV

 

 

IL PENTOLINO – Mariella Zambetti

Molto carino. La struttura anche qua non è recitabile ma leggibile. Essendo molto divertente non sarebbe male provare a lavorarlo come un vero e proprio copione, con le voci diverse.

Dovrebbe essere la voce di qualcuno a raccontare direttamente o in prima persona. Certamente il punto di vista del pentolino è interessante che parla in prima persona, oppure di un altro utensile ma occorre qualche modifica:

Il pentolino, avvolto nella sua coperta di plastica trasparente, se ne stava bello comodo a riposare su una mensola della cucina.  Un raggio di sole lo faceva risplendere. Era piccolo, con la pelle d’acciaio e due semisfere di plastica a fare da orecchie.”

 

Potrebbe diventare una cosa simile a:

“Ah, ecco che arriva qualche nuovo compagno d’avventura… Vediamo un po’, uh un pentolino! Ah che meraviglia essere scartati per la prima volta in una nuova cucina… Sono certa che troverà comodo il suo nuovo posto, proprio lì sulla mensola della cucina, tra il barattolo e la bottiglia! Certo, è davvero piccolo, tutto in acciaio con quelle due semisfere in plastica che sembrano due orecchie!

 

 

LO SCAFFALE DEI RICORDI – Silvia Chiesa 

Questo per non essere uguale a quello ambientato sulla libreria potrebbe mantenere la struttura del racconto/monologo. Però, per fare questo, occorre che venga scritto proprio come un monologo: ad esempio potrebbe essere la voce di un oggetto che descrive quello che vede, che passa in rassegna i diversi oggetti.

Penso che sia facilmente strutturabile, il senso e la storia ci sono tutti.

 

 

L’ACCENDINO – Pier Angela Dichio 

Molto carino, il testo è bello. Credo che possa acquistare più fascino con l’inserimento di alcune voci a contrasto con quella dell’accendino: una voce per Elena, una per Eugenio, altre voci per la famiglia quando lei viene presentata.

Sono solo delle voci, che dicono effettivamente quello che l’accendino riporta. Non cambia il senso ma diventa più originale all’ascolto.

 

 

L’ALTRO POSTO… – Adriana Polo

Mi piace molto. Non capisco però il soggetto, il narratore. Descrive ciò che vive o ciò che vede? Pensare che deve avere un soggetto specifico per noi che lo reciteremo, che può anche non essere espresso all’ascoltatore ma noi dobbiamo sapere chi siamo.

 

 

VENDETTA – Silvia Chiesa

Bello ma anche qua manca un soggetto. Chi sono? Può non essere espresso all’ascoltatore ma chi recita deve sapere chi è.

La struttura può restare così come è, a mo’ di monologo.

 

 

CERTE NOTTI– Giusi Di Franco

Molto bello. Da provare a leggere così come è e poi vedere se funziona.

Questi passaggi di questo tipo sono da ripulire, nel senso:

Sentirò la sveglia?

“Ma sì che la senti, dormi”.

Ricomincio.

Padre Nostro, mi perdo, ricomincio.

Meditazione, mi perdo, ricomincio.

 

Farli diventare azione:

SOGGETTO: Sentirò la sveglia? Ma sì che la senti, dormi. Ricomincio: Padre Nostro… (Si perde, ricomincia) Padre Nostro… (Si perde, ricomincia) Padre Nostro che sei nei cieli…

 

Nel senso che occorre sostituire tutte le indicazioni (vedi Ricomincio) con la voce che effettivamente ricomincia la preghiera. Anche quel “meditazione, ricomincio” deve diventare un semplice ricomincia la preghiera.

Insomma, separare battuta con note di regia se necessario, meno descrittivo ma più agito.

 

 

DANZANDO DI NOTTE – Stefania Salemi

L’idea c’è ma leggendo mi aspettavo che lei fosse come paralizzata e che viaggiasse con la mente, con l’anima. Mi sono fatto questa idea ma invece non è così. Manca di un colpo di scena, ecco. Mi aspettavo un colpo di scena.

La frase “Peccato che sia arrivata l’alba e sono dovuta ritornare a casa perché non mi è concesso di restare troppo tempo in libertà” mi dà l’idea dell’inaspettato ma alla fine non mi porta da nessuna parte.

Se è l’anima la protagonista non lo capisco molto, deve essere più forte la dicotomia ANIMA/CORPO

La base c’è però, la sento, forse deve solo avere più coraggio.

La forma va bene, è recitabile intervallando le musiche in forma di monologo o racconto.

 

 

CATENA – Pier Angela Dichio

La storia è bella, ma poco recitabile facilmente da persone non professioniste.

Le forme tipo:

“Maestro”, lo chiamai.

Volse la testa, piangeva.”

Non posso essere viste in radio e questi dialoghi – che sono molti e belli – dovrebbero diventare a due voci. Potrebbe esserci un narratore e due voci, o quello che la fantasia dell’autrice le suggerisce.

 

 

COME VORREI DORMIRE IN PACE! – Laura Forasacco

Interessante, potrebbe andar già bene così, da provare a leggere.

Possibile problema sul finale perché recitato perderebbe tutta la forma:

Squilla il telefono: “Mamma, sono io, la bambina ha deciso di nascere, stiamo andando in ospedale”. Guardo mio marito che al primo squillo apre gli occhi: “Allora novità?” Gli sorrido, lo abbraccio, e le lacrime cominciano a scendermi. Tutte le ansie scompaiono e finalmente riesco a prendere sonno.

É un sogno, immagino… Si potrebbe sfumare la voce recitata alla fine , ma senza il commento delle ansie.

 

 

LA MIA ANIMA DI NOTTE – Raluca Sandru

Non ha la struttura a copione ma da romanzo e diventerebbe difficile rendere tutti quei dialoghi da una voce sola non professionista.

Provare a strutturarlo a copione con personaggi.

È una favola, bene: come sarebbe recitata e non letta?

 

 

LA MIA ANIMA DI NOTTE – Viviana Turrisi

Questo è ottimo.

Forse il finale potrebbe avere un seguito più aperto, più da thriller… Un qualcosa che succede e che lascia l’ascoltatore sospeso.

Però questa è la struttura giusta! È pensata per la recitazione, anche se a una voce.

 

 

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